Archive for the ‘I Bellissimi’ Category

Il senso di Roberto per la Neve

July 27, 2010

Il Senso di Roberto Per la Neve

Già quindici giorni fa il candido e pio Governatore della Lombardia è spuntato tra i nomi coinvolti nella faccenda P3: pare che attraverso Arcangelo Martino, l’ex socialista che presentò a Berlusconi il padre di Noemi Letizia, avesse chiesto alla P3 un aiutino per sbloccare la lista a lui collegata, esclusa dalle elezioni regionali del marzo scorso per irregolarità nella firme.

Quello che colpisce, in un articolo uscito oggi sullo “slang” della P3, sono le romantiche parafrasi, le poetiche metafore usate da Roberto per comunicare con la cricca criminale. Mentre gli sconsiderati campani parlavano di «chiaviche, falsoni, fracichi, stronzi, cessi, animali, culattoni, froci, ricchioni, femminielli, bocchinari, accattoni», il candido Roberto chiedeva «se nonostante la neve .. ci saranno degli spostamenti verso il nord […] secondo te ci saranno altre visite nonostante l’inverno?».

Secondo quei maliziosi degli inquirenti Formigoni si sarebbe informato sulla ipotetica visita degli ispettori manipolati dalla loggia P3, che avrebbero sbloccato la sua lista. Ma Roberto nega. No, mi stavo informando sullo stato dei sentieri per fare delle passeggiate in montagna, e correre, correre, correre sulla neve. Che romantico, che poeta.

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La Passione di Silvio

July 26, 2010

La Passione Di Silvio

Silvio porta una croce. Ed è solo. Sempre più solo. E ha bisogno di accentrare su di sé (e suoi più fidi alleati) il potere necessario per essere l’unico al timone del paese, e del suo partito.

Per mettere in pratica questo piano, sembra che Silvio voglia mettere mano all’organizzazione del partito.

E ha ragione, perché l’organizzazione è la prima forma non solo di potere, ma anche di comunicazione. Pensiamo a Forza Italia, e alla sua nascita, nel 1994, quando Berlusconi lanciò i “club” sul territorio. Ne nacque una struttura organizzativa acefala, “a rete”, nel tentativo di comunicare freschezza e novità in un partito liberato dalle decisioni piovute dall’alto. Ma dopo qualche tempo, quando Forza Italia si era stabilmente legittimata e radicata nel sistema politico, Berlusconi ha ribaltato l’organizzazione rendendo il partito una struttura piramidale con una rigida catena di comando. La nomina di coordinatori nazionali e regionali (a cui era delegata la scelta di quelli provinciali e cittadini) era diventata di diretta competenza di Berlusconi. Poi la svolta del PDL, il “popolo del predellino”: Berlusconi in un giorno di novembre sale sul predellino di un’auto e annuncia ai microfoni dei giornalisti: «Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande Partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano. Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica in un nuovo grande partito del popolo». Una modalità quantomeno inconsueta di proclamare la fine di un partito e la nascita di un altro. Per questo si parlerà a lungo di «rivoluzione del predellino»: una rivoluzione in solitaria, calata dall’alto, decisa da Silvio e dai suoi consulenti di marketing politico. E in questi ultimi giorni questa direzione personalistica si sta accentrando ancora di più: Berlusconi minaccia di mettere mano allo statuto del partito, Lupi minaccia di chiamare Granata di fronte ai probiviri del partito, e così via.

Berlusconi davanti, dietro tutti gli altri. Resta solo, nel suo sogno megalomane.

Ma per quanto Silvio si sforzi di accentrare il partito su di sé, le defezioni continuano. Fini, Tremonti, La Russa, Barbareschi, Granata, Bocchino sono solo alcune delle sue spine nel fianco negli ultimi giorni. Voci dissonanti che non si allineano alla tesi di Berlusconi che la questione morale “è tutta una cazzata”.

E allora? Silvio preannuncia una nuova riforma organizzativa: una “vera rivoluzione” che porterebbe all’eliminazione dei corpi intermedi per arrivare a “un’interlocuzione diretta tra il leader e i circoli della base”. Senza bisogno di tessere, coordinamenti e congressi.

Senza bisogno di un partito. Rimarranno  solo Silvio, i media e l’audience di elettori. I politici del PDL staranno a guardare mentre Silvio cerca di trasformare il sistema politico italiano in una democrazia da televoto? In una democrazia retta sull’auditel e sui sondaggi sulla popolarità?

Io credo di no. E non perché penso che i suddetti politici del PDL, finiani o berluscones che siano, si vogliano assumere la responsabilità storica di fermare questo processo di svilimento della democrazia. La mia spiegazione non è idealista, ma marxista. Credo che il sistema di interessi clientelari che vive intorno (e grazie) ai partiti non si lascerà smantellare tanto facilmente.  L’Italia non è ancora pronta per fare a meno dei partiti.

La Classe Operaia Va In Fabbrica (di Nichi) – secondo tempo

July 22, 2010

La Classe Operaia Va In Fabbrica (Di Nichi)

Ieri abbiamo letto ed ascoltato tutto quello sta ruotando intorno alla figura di Nichi Vendola e credo non sia difficile riconoscere che uno così nel campo della sinistra italiana non si vedeva da tanti, troppi anni.

Questo dovrebbe essere un dato di fatto, un parere condiviso con entusiasmo da chiunque sia stanco di questa ossimorica repubblica di Cesare. Ed invece le prime reazioni alla candidatura di Nichi Vendola alle prossime primarie del centro-sinistra sono gonfie di scetticismo, diffidenza, presunzione e certamente timore!  Troppi i “se”, inutili i “però” e fuori luogo i “ma”: calcoli e giudizi tattici come al solito che non centrano il punto e certificano inesorabilmente la miopia di una certa dirigenza del centro-sinistra italiano. Per fortuna il coro dei lamentosi non è unanime: qualcuno, che invece ci vede bene, ha capito al volo tutte le potenzialità connesse all’affaire Vendola; chissà, forse perché ne condivide i metodi di fare politica o forse perché, a differenza di molti suoi colleghi, non teme di finire dal lato sbagliato nella bipartizione vendoliana tra buona e cattiva politica!

Ed allora credo proprio che Civati abbia ragione in pieno quando ricorda che “le trecce d’aglio non servono a nulla”.

Dalle frequenze di Political Tv abbiamo il privilegio di poter raccontare le cose esattamente come le vediamo, senza preoccupazioni personali nè tatticismi…ed in questo caso mi sembra che siano almeno due le ragioni oggettive per ritenere la candidatura di Nichi Vendola una risorsa per il centro-sinistra italiano, senza se e senza ma.

1 Se l’offerta politica rimane così com’è il centro-sinistra non può che continuare a perdere: o direttamente alle urne o subito dopo in Parlamento. Non me ne vogliano male Bersani, la dirigenza del PD, di Pietro e così via, che continuano onestamente a fare opposizione ed a cercare di costruire la famosa alternativa, ma qualche cosa di nuovo, diciamo pure un plus-valore, rispetto allo status quo è oggettivamente necessario! E non sono io che lo dico, ma i risultati elettorali di tutte le elezioni degli ultimi 10 anni! Se poi c’è qualcuno che s’illude di vincere solo perché Berlusconi potrebbe uscire di scena…beh ancora una volta si dimostrerebbe di capire poco della realtà italiana, in cui la narrazione berlusconiana ha messo radici così profonde da poter sopravvivere anche al suo cantore privilegiato!

Sto in qualche modo dicendo che Vendola è l’unico politico destinato a vincere contro il PDL? Assolutamente no! Piuttosto sto ribadendo che bisogna fare di tutto per averlo tra le proprie fila: che sarà il capo coalizione, o uno dei suoi generalissimi, per dirla in termini bellici, Vendola è una risorsa troppo grande per pemettersi di perderla! E questo per un motivo fondamentale: perché riesce proprio lì dove l’attuale centro-sinistra è inesorabilmente carente. Entusiasmare e mobilitare fette di elettorato che non votano più da anni! Fette che, come si è già visto in Puglia, rappresentano molti più punti percentuali di quelli portati in dote dal buon Casini!

 2 Quando si perde, o si è perso, una competizione, si ha l’obbligo di cercare qualcosa di nuovo e di lasciare a questo lo spazio necessario affinché tutte le potenzialità dell’innovazione possano prendere forma e sostanza! Una guerra fratricida, con colpi bassi, scorrettezze e magheggi  vari, che travalichino la legittima competizione che si svilupperà in seno alle primarie, sarebbero il più grande assist al centro-destra. Direi che il caso Obama-Clinton potrebbe fare da scuola. Durante le primarie i due candidati si sono confrontati, scontrati, spesso attaccati ed hanno messo in campo tutte le risorse a disposizione per dominare il campo democratico statunitense, ma una volta stabilito il vincitore queste stesse forze sono state aggregate sapientemente. Evitato il rischio del reciproco annientamento, i risultati alle urne hanno dimostrato nei numeri l’effetto moltiplicatore di una competizione reale e leale!

Questi sono dunque almeno due buoni motivi, ma credo che se ne possano trovare ancora molti altri, per vivere con entusiasmo la sfida che Vendola ha lanciato al centro sinistra-italiano: al PD spetta il compito di dimostrare di essere in grado, come si fa nel ciclismo, di mettersi in scia e, se ne sarà capace, di farsi tirare la propria volata.

La classe operaia va in fabbrica (di Nichi)

July 21, 2010

La Classe Operaia Va In Fabbrica (Di Nichi)

Scrutando il tempestoso mare della politica verso sinistra, si possono intravedere in questi giorni alcuni interessanti bagliori… aurora boreale? Fulmini a ciel sereno? Forse è più un vulcano in eruzione… è il Eyjafjallajokull barese: gli stati generai delle Fabbriche di Nichi.

Ma cosa sono queste Fabbriche di Nichi, e dove vogliono arrivare? Proveremo a rispondere con qualche appunto sparso tratto dal lungo video degli interventi di chiusura dell’evento… simulando un’intervista esclusiva mai avvenuta con Nichi…

– Chi sono le Fabbriche di Nichi?

«Sono un movimento al quale si possa partecipare senza dover appartenere… un movimento senza tessere … le fabbriche di Nichi sono autonome dai partiti… SeL e Fabbriche di Nichi devono essere simpatizzanti ma autonomi». Evidentemente un tentativo di convogliare partecipazione anche tra i settori della società che, quando sentono parlare di “partito”, sono colti da convulsioni e crisi respiratorie.

– Che relazione hanno Nichi e le sue fabbriche con il centro sinistra?

Questa domanda è più difficile. Forse la risposta sta in questa frase di Nichi: «Io penso di essere voi quando non sopportate il centrosinistra avendo fino in fondo nel vostro cuore la speranza di un mondo differente da questo…». Anche se, per mettere in pratica l’ “Italia migliore” di cui Nichi ha tanto parlato, dovrà sedersi a mediare con qualcuno del PD. Sicuramente non con il suo acerrimo nemico e compaesano D’Alema. Forse con qualche “corrente” più a sinistra, più rivolta ai giovani… con qualcuno che la pensa come lui quando dice che: «questa notte non viene illuminata da una proposta di governo di larghe intese, da una proposta di governo tecnico, da una di quelle vecchie ricette che appartengono all’insalatiera del politicismo»

– Che metodo vuole usare Nichi per vincere sul berlusconismo imperante?

Nichi vuole costruire una narrazione vincente. Perché sa che l’unico modo per sconfiggere l’epopea berlusconiana è contrastarla con una narrazione ancora più forte. Che parli di bene e di male, di luce e di buio: «non c’è buona politica oggi che non sia un discorso sul buio e sulla luce , non c’è buona politica che non sia un capovolgimento critico e pratico della cattiva politica». Attraverso una produzione intellettuale e culturale collettiva, creata dalla rete delle Fabbriche di Nichi, che torni a far sentire il popolo della sinistra all’avanguardia culturale della società «Dobbiamo costruire una nuova egemonia, un nuovo immaginario, una nuova cultura generale […] «tutto ciò che abbiamo prodotto in questi giorni farà parte della nostra narrazione, del vocabolario della buona politica che qui abbiamo cominciato a costruire… ».

Che ne dite, ci sono le premesse per combinare qualcosa di buono?

Silvio Desperado: Federica Gagliardi, Noemi, Patrizia, e tutte le altre

June 28, 2010

Silvio Desperado

Ecco che torna il tormentone estivo del “Berlusconi sex scandal”. Dopo i festini con Topolanek, le voci su Noemi, le telefonate piccanti con Patrizia, le dicerie sul lettone di Putin, c’è una nuova fonte di racconti a sfondo sessuale sul vecchio premier: Federica Gagliardi, avvenente assistente della Polverini che Silvio si è portato con sé al G8.

Chi non capisce il motivo di questa trovata, dovrebbe leggersi il libro “Storytelling. La fabbrica delle storie” di Christian Salmon. Nel testo si parla dell’utilizzo dello storytelling in politica, e della “tecnica di Shahrazad”, che ha fatto vincere il secondo mandato a Bush, contro ogni aspettativa.

La tecnica consiste in un semplice principio: quando la politica vi condanna a morte, cominciate a raccontare storie. Storie così favolose, così accattivanti, così ammalianti che il re (o in questo caso i cittadini elettori che in teoria governano i sistemi democratici) dimenticherà la vostra condanna a morte.

Silvio con i suoi ammiccamenti alla sua vita sessuale sta cercando di distogliere l’attenzione dal suo calo di popolarità, con la complicità dei media. I quali, essendo in costante ricerca di scoop non possono tralasciare notizie di gossip di questo calibro, che sono tra le preferite in assoluto delle audiences mondiali.

È lo stesso principio per cui ad ogni elezione Silvio distoglie l’attenzione dai programmi elettorali e punta tutto sullo scontro tra il Bene e il Male, tra l’Amore e l’Odio, tra il Comunismo e la Libertà, ricreando lo schema archetipico delle narrazioni mitologiche più antiche dell’umanità.

Allo stesso modo, quando la popolarità è in calo e il governo è sulla graticola a causa delle sue scellerate scelte politiche, Silvio punta sul mito della sua vita sessuale. Sulla storia del Macho Latino che, nonostante l’età, è ancora un uomo potente, “tutto d’un pezzo”, ed è in grado di soddisfare donne molto più giovani di lui. Vorrebbero farci credere che Berlusconi è come il Banderas di Desperado. Fa ridere, a ben pensarci. Il problema però è che qualcuno ci crede.

Direi che è arrivato il momento di non cascarci più, e di smascherare questo giochino. Fatelo sapere ai vostri amici, alle vostre zie e alle vostre nonne. Berlusconi non è Banderas. E’ solo un miliardario ingombrante che è ora di mandare a casa. Insieme alla sua cricca di amici.

The Italian Job

June 22, 2010

The Italian Job - La videosorveglianza è un business !!!

Si è recentemente parlato sui giornali dell’abbattimento al Gianicolo dei busti degli eroi del risorgimento. L’articolo conclude con una frase che mi ha fatto pensare: «L’ennesimo gesto vandalico. E se al Pincio già sono state installate le telecamere, il delegato del sindaco per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, propone di posizionarle anche lungo la passeggiata del Gianicolo».

Ciardi coglie la palla al balzo per far installare nuove telecamere. Un trend che vediamo in tutta Italia: la maggior parte delle città e dei paeselli amministrati dal centrodestra si stanno riempiendo di telecamere a ogni angolo di strada. E la faccenda comincia a puzzare. Di marcio.

Mi limito a citare il recente scandalo Finmeccanica su cui sta indagando la Procura di Trapani: l’accusa ipotizza che un sodalizio di dirigenti del Ministero dell’Interno, imprenditori, politici e prefetti abbia tentato di pilotare gli appalti per la sicurezza e la videosorveglianza del porto e della città che ha ospitato la Louis Vuitton Cup, il primo Grande evento gestito da Guido Bertolaso.

Questo è la punta di un iceberg italiano, che potrebbe trasformarsi nella trama di un film alla “The Italian Job”. Manteniamo l’attenzione alta, e restiamo a vedere come si evolve la faccenda.

Silvio nel Paese delle meraviglie!

June 9, 2010

Il teatrino della politica di queste ultime 48 ore sta raggiungendo livelli di assurdità di rara e preziosa fattura. Sembra che tutto ruoti intorno al DDL sulle intercettazioni: la maggioranza è spaccata, Silvio blinda il testo del Senato, il Colle è irritato, il popolo viola ed i magistrati protestano, le opposizioni insorgono, e  radio e tv non parlano d’altro. Tutti i politici intervistati nel merito, che siano contrari o favorevoli, esordiscono più o meno così: “in effetti in passato sono stati fatti degli abusi nell’utilizzo da parte della stampa di stralci di intercettazioni…”  Qualcuno poi ne fa derivare l’urgenza della nuova regolamentazione in materia, qualcun altro, invece, si oppone al DDL perché limita gli strumenti nelle mani della magistratura e degli organi inquirenti. Quello su cui, tuttavia, converrebbe riflettere è proprio la premessa di cui sopra, quando si parla degli abusi. Ma a che cosa si stanno riferendo tutti? Ma in che Paese vivono? Ma cosa vedono? Ritornano ossessivamente parole come “gogna mediatica”, “privacy da tutelare”, “diritto a non essere spiati” e così via. Tralasciando l’ipocrisia di avere allevato un popolo di voyeristi, che adora stare a guardare dieci cretini chiusi in una casa per cento giorni, oppure improvvisarsi allevatori,  naufraghi ed artisti, salvo poi lamentare che sui giornali circolano notizie che mettono in mostra il privato dei personaggi pubblici, mi sorge solo una domanda: ma a quanti Italiani, oltre ai politici, al top management dell’imprenditoria italiana, alla fauna che ruota intorno allo spettacolo ed ai criminali di qualsiasi specie (e le categorie possono spesso sovrapporsi) frega veramente qualcosa delle intercettazioni telefoniche? Dirò di più, quanto della deriva pornografica e scandalistica presa dalla stampa e dai media italiani è il risultato della direzione che proprio la classe politica della Seconda Repubblica ha voluto imprimerle?

Ecco dunque che siamo davanti al solito giochino berlusconiano fatto di narrazioni a cui gli Italiani credono, quasi si trattasse di dogmi di fede. Proprio ieri Berlusconi ha dichiarato: “lobby di magistrati e giornalisti hanno finora impedito che si arrivasse ad un testo che difende al 100 per cento la nostra privacy, che in una democrazia è uno dei primi contenuti del nostro diritto alla libertà”

Di colpo ci troviamo immersi in un racconto che descrive una realtà surreale in cui la prima delle preoccupazioni degli Italiani sarebbe quella di sfuggire alle morse di uno stato totalitario di orwelliana memoria. Sarà, ma a soli pochi giorni dalla presentazione di una finanziaria che prevede che soltanto la gente comune (quella che, dati alla mano, continua a regalare milioni di voti a Berlusconi e Bossi) si farà carico della maxi-manovra da 24 miliardi euro, mi sembra che tutta questa urgenza di liberarci dall’invadenza dello Stato Grande Fratello sia l’ennesima mistificazione. A maggior ragione se poi gli stessi che si lamentano sono i più sfegatati supporters delle videocamere ad ogni angolo di strada.

Per completare in grande stile un quadro già così marcatamente delirante ci ha poi pensato ancora Lui, davanti all’assemblea di Federalberghi. “Governare con l’architettura istituzionale prevista dalla nostra costituzione sarebbe un inferno”; progetti politici ottimi ce ne sono, ha poi aggiunto Berlusconi, ma non è possibile tradurli nella realtà per colpa delle regole istituzionali previste dal nostro ordinamento. “Pensi ad un  cavallo e ne esce fuori un dromedario!”

Bersani giustamente ha fatto notare che il Presidente del Consiglio giura, all’inizio del suo mandato, sulla costituzione: in caso di scarso gradimento l’uscita è sempre aperta.

Dalle frequenze di Political TV ci limitiamo ad una sola battuta. All’origine era l’eredità dei comunisti guidati da Prodi, subito dopo la crisi finanziaria, poi Fini il traditore ed ora è il turno della costituzione e dei poteri della magistratura. Insomma, c’è sempre qualcosa o qualcuno che impedisce ad un governo, formato da soli due partiti e con una maggioranza parlamentare tra le più schiaccianti che la storia repubblicana ricordi, di portare a termine le storielle che ha promesso, questa volta senza neanche sfoderare la scrivania in ciliegio, in campagna elettorale. Chissà mai che la storia del cavallo e del dromedario funzioni anche in questo caso!

L’Avvocato Del Diavolo – Il male trova sempre una strada…

June 1, 2010

L'avvocato Del Diavolo - Nirenstein

È una storia pazzesca, che ha fatto il giro del mondo in 5 minuti. Da brividi. L’abbiamo letta, sentita e vista su tutti i media: un commando di soldati israeliani si cala di notte, da un elicottero su una nave di cooperanti. Nasce una colluttazione tra i militari e i cooperanti (questi ultimi armati di bastoni), e i soldati sparano. 19 morti.

A prescindere dalla posizione che possiamo avere sul conflitto israelo-palestinese, mi sembra elementare che non si possa che condannare chi risponde a un’azione politica, civile e pacifica (quella della flottiglia) con un’azione militare e violenta (quella di Israele). Israele ha sicuramente vinto lo scontro militare con i cooperanti: non ci voleva Rambo né un cuor di leone, visto che erano fucili contro bastoni. Ma Israele ha perso la battaglia politica: il mondo è indignato, giustamente, e non convincono le parole di Netanyahu, Lieberman e altri israeliani che difendono a spada tratta i loro militari.

Anche la politica italiana commenta il fatto. Frattini chiede spiegazioni a Israele (giustamente, visto che c’erano anche italiani sulla nave), e la condanna è più o meno chiara da parte di tutta l’opposizione. Tra la maggioranza invece spiccano i soliti noti a fare gli avvocati del diavolo. Spiccano per tempismo Mantica e la Nirenstein. Mentre Mantica difende Israele perché, nella vita, in qualsiasi conflitto ha deciso di schierarsi con il più forte (oggi è Israele, domani è Berlusconi, e via così), la Nirenstein invece è molto più preoccupante. Dopo aver letto le se dichiarazioni sui giornali, sono andato a vedere il suo blog, e ho visto le sue posizioni sul conflitto mediorientale nei mesi scorsi. E sono rimasto senza parole. Vi riporto qui i titoli di alcuni post significativi:

– “L’Onu è il vero ostacolo alla pace”

– “L’Europa vuol dividere Gerusalemme in due per regalarla agli arabi”

– “La pressione di Obama per gli insediamenti: un inutile siparietto”

E così, sbigottito, mi chiedo: ma chi può mai essere d’accordo con questa persona? Chi può denigrare sistematicamente tutti i tentativi di portare la pace tra Israele e Palestina? Dall’Onu, a Obama, all’Europa. Nessuno escluso. Di chi è espressione questa scellerata visione della politica estera? Scorro qualche pagina l’elenco dei post di Fiamma Nirenstein, e capisco quale forza politica si rispecchia in lei. È lui l’amore – corrisposto – di Fiamma.

“Silvio, amico sincero”: un bene raro per Israele

L’amore di Israele per Silvio? Lui sfida il politically correct

Eccoci qua. E per una volta (l’unica) io e Fiamma siamo d’accordo. Berlusconi sfida davvero il “politically correct”. Sì, Berlusconi li sfida uno alla volta: prima sfida il “politically” e poi il “correct”. La Nirenstein invece sfida l’umanità e la pace per difendere ciecamente uno stato che ha scelto la via della violenza e dell’odio.

Vado a vivere da solo

May 27, 2010

Brunetta, Vado A Vivere Da Solo

Il rapporto annuale dell’Istat presentato ieri alla Camera fotografa un paese per vecchi. Per i giovani, niente di buono in vista. Siamo diventati una “Repubblica degli Stage”. Non pagati, ovviamente.

Sui media si parla di fenomeno «NEET»: «Not in Education, Employment or Training». Sono sempre di più i giovani sotto i 30 anni la cui vita si riconosce nei versi di una canzone di tanti anni fa di Giovanni Lindo Ferretti, che diceva: «non studio non lavoro non guardo la Tv, non vado al cinema non faccio sport». E non sempre è una scelta, purtroppo.

Il 21.2% degli under 29 (due milioni circa di ragazzi) non lavora né studia. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (25.4%) è più del triplo di quello totale (7.8%). Questo vuol dire che a pagare questa crisi sono soprattutto i giovani. E quindi, non c’è da stupirsi che il 59.2% dei 25-29enni vive con mamma e papà.

Questa situazione è evidentemente l’altra faccia della precarietà. Se non hai un lavoro che ti garantisce di fare progetti a medio-lungo termine, come puoi andartene di casa? Chi andrebbe a vivere con la fidanzata/il fidanzato sapendo che il contratto scade tra sei mesi, e c’è il grave rischio che entrambi restino senza lavoro per mesi prima di trovarne un altro? Chi lo paga l’affitto?

Effettivamente, quando penso che un Ministro si è permesso di insultare le persone che (come me) vivono questo ricatto dandoci dei bamboccioni, mi viene un’idea. Sì, ho deciso.

Vado a vivere da solo, finalmente. E quando resto senza lavoro per qualche mese, spedirò a Brunetta le rate dell’affitto e le bollette da pagare.

Grazie Ministro, ora non sono più un bamboccione.

Waterworld: pesci palla, tritoni e… pesci che saltano fuori dall’acquario

May 23, 2010

TG1 - Waterworld

Non tutte le relazioni di potere avvengono alla luce del sole. Anzi, possiamo tranquillamente affermare che le relazioni “formali” di potere, quelle che avvengono secondo la legge, sono solo la punta di un iceberg. Il resto rimane sommerso sotto la superficie.

Restando nella metafora, se ciò che è sotto il mare rappresenta il lato oscuro della politica e del potere, l’Italia è Waterworld. E gli italiani, come i protagonisti del film, vagano alla ricerca della terra ferma bevendosi la loro pipì e coltivando pomodorini in vasetti minuscoli. E se sotto il mare abitano gli uomini di potere, Berlusconi è un Tritone di tremila anni che importuna le sirenette… e Minzolini che pesce è nel mondo di Waterworld? Minzolini è sicuramente un pesce palla (nel senso che le racconta, le palle) che nuota nell’acquario del Tritone. Se non fosse sufficiente vedere il TG1 per rendersene conto, basterebbe pensare all’inchiesta di Trani, apparsa sui giornali il 12 marzo 2010: il caso delle intercettazioni telefoniche in cui Minzolini avrebbe rassicurato il premier sui contenuti di alcuni servizi del TG1.

Ciò che esce depotenziato e svilito da questa situazione è il ruolo dei media italiani, che sono sia oggetto sia strumento del potere. Sono oggetto del potere, poiché è nei loro confronti che si rivolge il potere politico. Sono strumento del potere, poiché attraverso di loro il potere politico si esercita sulla collettività dei telespettatori. Ogni tanto però qualche pesce salta fuori dall’acquario del Tritone: Maria Luisa Busi ha rinunciato alla conduzione del Tg1, scrivendo in una lettera che «l’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese».

Che dire: grazie Maria.