Posts Tagged ‘bossi’

La Passione di Silvio

July 26, 2010

La Passione Di Silvio

Silvio porta una croce. Ed è solo. Sempre più solo. E ha bisogno di accentrare su di sé (e suoi più fidi alleati) il potere necessario per essere l’unico al timone del paese, e del suo partito.

Per mettere in pratica questo piano, sembra che Silvio voglia mettere mano all’organizzazione del partito.

E ha ragione, perché l’organizzazione è la prima forma non solo di potere, ma anche di comunicazione. Pensiamo a Forza Italia, e alla sua nascita, nel 1994, quando Berlusconi lanciò i “club” sul territorio. Ne nacque una struttura organizzativa acefala, “a rete”, nel tentativo di comunicare freschezza e novità in un partito liberato dalle decisioni piovute dall’alto. Ma dopo qualche tempo, quando Forza Italia si era stabilmente legittimata e radicata nel sistema politico, Berlusconi ha ribaltato l’organizzazione rendendo il partito una struttura piramidale con una rigida catena di comando. La nomina di coordinatori nazionali e regionali (a cui era delegata la scelta di quelli provinciali e cittadini) era diventata di diretta competenza di Berlusconi. Poi la svolta del PDL, il “popolo del predellino”: Berlusconi in un giorno di novembre sale sul predellino di un’auto e annuncia ai microfoni dei giornalisti: «Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande Partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano. Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica in un nuovo grande partito del popolo». Una modalità quantomeno inconsueta di proclamare la fine di un partito e la nascita di un altro. Per questo si parlerà a lungo di «rivoluzione del predellino»: una rivoluzione in solitaria, calata dall’alto, decisa da Silvio e dai suoi consulenti di marketing politico. E in questi ultimi giorni questa direzione personalistica si sta accentrando ancora di più: Berlusconi minaccia di mettere mano allo statuto del partito, Lupi minaccia di chiamare Granata di fronte ai probiviri del partito, e così via.

Berlusconi davanti, dietro tutti gli altri. Resta solo, nel suo sogno megalomane.

Ma per quanto Silvio si sforzi di accentrare il partito su di sé, le defezioni continuano. Fini, Tremonti, La Russa, Barbareschi, Granata, Bocchino sono solo alcune delle sue spine nel fianco negli ultimi giorni. Voci dissonanti che non si allineano alla tesi di Berlusconi che la questione morale “è tutta una cazzata”.

E allora? Silvio preannuncia una nuova riforma organizzativa: una “vera rivoluzione” che porterebbe all’eliminazione dei corpi intermedi per arrivare a “un’interlocuzione diretta tra il leader e i circoli della base”. Senza bisogno di tessere, coordinamenti e congressi.

Senza bisogno di un partito. Rimarranno  solo Silvio, i media e l’audience di elettori. I politici del PDL staranno a guardare mentre Silvio cerca di trasformare il sistema politico italiano in una democrazia da televoto? In una democrazia retta sull’auditel e sui sondaggi sulla popolarità?

Io credo di no. E non perché penso che i suddetti politici del PDL, finiani o berluscones che siano, si vogliano assumere la responsabilità storica di fermare questo processo di svilimento della democrazia. La mia spiegazione non è idealista, ma marxista. Credo che il sistema di interessi clientelari che vive intorno (e grazie) ai partiti non si lascerà smantellare tanto facilmente.  L’Italia non è ancora pronta per fare a meno dei partiti.

La politica nel pallone – Doppi Fini

July 17, 2010
La Politica Nel Pallone - Doppi Fini

La Politica Nel Pallone - Doppi Fini

La Russa intitola la Coppa Italia 2010-2011 ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Anch’egli sta cercando consensi tra chi è stufo delle sparate leghiste sulla presunta superiorità del Nord e sulla secessione. Anche Fini, ormai da qualche tempo, va nella stessa direzione difendendo l’Unità d’Italia, e polemizzando all’occorrenza con Tremonti, Bossi o altri esponenti della maggioranza. Da quando i finiani si sono pubblicamente allontanati dal capezzale di Berlusconi, Gianfranco è diventato un competitor dichiarato per La Russa, così come per tutti coloro che hanno scelto di restare fedeli all’Imperatore (Cesare) fino all’ultimo. All’orizzonte, si stagliano movimenti tellurici che ricomporranno il sistema partitico in modalità inedite, e la competizione tra i (futuri) avversari è già cominciata, per accaparrarsi “fette” di elettorato. Mentre ciò accade, i leghisti cincischiano con Totti. Che si stiano perdendo qualcosa?

Bossi porta sfiga!!! – L’altra faccia della personalizzazione della politica

June 24, 2010

Bossi Nel Pallone

Una delle poche volte che la Lega è costretta a fare marcia indietro. Scegliendo il più classico degli schemi comunicativi berlusconiani: lo “scherzavo, non dicevo mica sul serio”. L’uscita di Bossi ha costretto i suoi vicari a prendere posizioni più concilianti. Come Zaia, costretto a dirsi tifoso della nazionale e a rilasciare imbarazzanti interviste sulla sua situazione gastro-intestinale per far tornare lo share della Lega a livelli accettabili.

Questo episodio è il lato oscuro della personalizzazione politica: la percezione pubblica e la posizione dei partiti sono sempre più indissolubilmente legate al leader, alle sue caratteristiche e alle sue dichiarazioni sui media. E la Lega è nelle mani di una famiglia (i Bossi) che sono sempre sul crinale della decenza.

Tra l’altro, calcisticamente parlando, gli “auguri” di Bossi alla vigilia della partita con la Slovacchia suonano menagrami. Per contrastarli, vi linkiamo gli scongiuri del mitico Lino. Speriamo che facciano effetto!!!!

Perché Pontida è Pontida…

June 21, 2010
Padania’s Got Talent

Proprio come Sanremo anche l’annuale appuntamento con il raduno di Pontida merita uno slogan di unicità ed eccezionalità. Quello che avviene ogni anno sul “sacro prato” ha sempre un sapore particolarmente gustoso. Sotto una bella pioggia padana l’edizione 2010 non ha tradito le aspettative. Si va dalle minacce di Castelli (ma dopo la trombata elettorale a casa sua non era meglio un po’ più di sobrietà, soprattutto nel vestire?), al processo di autocoscienza del Trota, passando per i deliri di Bossi, ormai sempre più come Mr Rovagnati… “lui li ha fatti e lui li firma!

Il tutto davanti ad un popolo di coristi che canta contro i Napoletani (come si può essere Napoletani ed elettori del PDL, gli alleati fedelissimi di questi scienziati, è per me fonte di misterioso e profondo turbamento) cercando di coinvolgere nella performance il nostro fuoriclasse preferito, costretto invece ad un immeritato silenzio!

Viva lo zoo,

sul libero suol!

La Padania e la Nutella

June 19, 2010

I leghisti si danno da fare: dopotutto siamo sotto la luna di Pontida, che come recita il fantozziano spot sul sito della Lega è il “sacro prato in terra bergamasca”. E si vede che questo evento li ispira particolarmente, perchè ogni giorno c’è del nuovo materiale per la nostra rubrica Padania’s Got Talent.

Questa volta non è un leader a essere l’oggetto della nostra attenzione, ma il giornale La Padania di venerdì 18 giugno 2010. Guardate qui sotto la prima pagina del quotidiano del Carroccio.

La Padania. 18 giugno 2010.

Ora, io non pretendo che tutti i giornali debbano essere uguali. Tuttavia credo che sia di buon senso esigere che un quotidiano “informi” su quello che accade nel mondo. Che lo racconti, anche a modo suo.

Gli altri quotidiani il 18 giugno 2010 hanno pubblicato diverse notizie:

Il Corriere ha aperto con la notizia della condanna di De Gennaro per i fatti diGenova 2001;

La Repubblica con il ddl di Tremonti che vuole modificare l’art.41 della Costituzione;

La Stampa con De Gennaro e il “sì” dell’Ue sulla tassa sulle Banche;

… e via dicendo.

La Padania invece no. In prima pagina pubblica “Lega garazia di buon governo” e una fotonotizia altrettanto grande con “giù le mani dalla nutella”. E ovviamente, in fondo pagina, una bella pubblicità negativa contro gli immigrati: “uno straniero su 4 lavora in nero”. Non si dice che questi stranieri in nero lavorano per gli imprenditori leghisti del bergamasco e del bresciano. E che sono questi ultimi a guadagnare di più dal lavoro in nero. Non si parla di nulla che potrebbe mettere in luce le difficoltà del governo. No. Pensiamo a quanto è buona la Nutella, che è meglio.

Ogni volta che penso ai leghisti, resto basito. Ma davvero qualcuno ancora pensa che la Lega sia un partito serio?

Padania’s Got Talent – Maroni fa lo gnorri

June 3, 2010

Padania's Got Talent

È veramente tragicomico, tra le notizie che arrivano dal mondo come la denuncia dei pestaggi israeliani sulle navi della flottiglia o l’inarrestabile marea nera che avanza nel golfo del Messico, vedere il teatrino italiano che scorre noncurante. Il fenomeno (da baraccone) di oggi è Maroni, che davanti alle accuse di Napolitano fa lo gnorri e dice: «no, avete capito male, non c’è nessun significato politico nella mia assenza a Roma».

Maroni, come tutti i leghisti, si barcamena tra le poltrone romane (che tiene ben strette) e l’immagine che vorrebbe dare di sé al Nord. La gente di Varese (e qui sta il problema) ancora vota la Lega pensando che in questo modo venga rappresentata la loro protesta contro la “Roma ladrona”. E i leghisti fanno di tutto per farglielo pensare: Maroni non va alle feste comandate della Repubblica, il Trota dice che non segue la nazionale di calcio, Bossi un giorno sì e l’altro pure ne spara una nuova. Insomma fanno una fatica bestiale e spendono un sacco di energie per far credere questa favola agli italiani del Nord. L’importante è che sui media vengano riportate queste notizie, e che la gente creda che la Lega è contro gli sprechi romani.

Ma quando i riflettori e le telcamere si spengono, e i fotografi e i giornalisti se ne vanno, quatti quatti, i leghisti tornano a occupare le loro poltrone romane. Seduti alla tavola di Berlusconi. E insieme ai Mastella e ai Cosentino. Macchè Padania… buon appetito.

Padania’s Got Talent – Quando la Lega se ne frega

May 18, 2010

Si è quindi conclusa la prima edizione di Italia’s got talent con la vittoria di Carmen Masolo, cantante soprano di Novara. E chissà che anche il governatore piemontese Cota non decida di premiarla; o, magari una giovane trota presa dall’entusiasmo, non proponga un’edizione ad hoc per i 150 anni di quella cosa comunemente chiamata Italia (a volte Paese, raramente Stato, mai Repubblica): l’istituzione di uno show dei talenti in chiave celtica. Ci sarebbero già i giochi padani. Dove memorabile fu una medaglia d’oro, sui 60 metri, al secondo genito del senatur (pescolino rosso?) anni fa. Pero qui si tratta di cercare linfa nuova da mettere ai vertici del partito più vecchio d’Italia (sigh), per rimpiazzare gli attuali leader; quelli sì usciti vincitori da qualche tiro alla fune o taglio del tronco. Ma i tempi cambiano, e nell’era tecnologica un ragazzino che s’inventa sul web un giochino il cui scopo è sparare alle imbarcazioni clandestine che arrivano sulle coste della Penisola. E fa il pieno di consensi… Boom! Buon sangue non mente.

Il “padroni a casa nostra” è allora il vero talento che il “padano da monta” deve avere: la difesa del proprio territorio (un istinto animale). Dall’attacco di un nuovo Federico Barbarossa e il suo temibile esercito? Macché! Da un manipolo di disperati stanchi e denutriti. Chissà se anche loro entreranno nei libri di storia: gli immigrati, i residui della società moderna. Ieri era la loro sleale concorrenza a farli temere, “ci tolgono il posto di lavoro”, oggi è la loro feroce natura a renderli criminali, “stuprano, spacciano e rubano”. Minate le nostre sicurezze, brancoliamo nella paura in attesa di qualcosa o qualcuno che ci salvi; e qui entrano in campo Bossi e compagnia. Meno male che la Lega c’è. La Padania per il momento (e per fortuna) ancora no.

Eredi del leggendario Alberto da Giussano, si (auto)proclamano difensori della Sacra Madre Patria; nazionalisti si direbbe, se non fosse che la loro idea di nazione non è esattamente quella più consona a uno stato-di-diritto. Fatto sta che, mascherandosi da paladini della ricchezza padana, danno abito a tutte le più becere forme d’intolleranza verso il diverso. Un diverso che guarda caso “gode” di uno status sociale decisamente inferiore: un pezzente, mai un figo. D’altra parte, se un australiano venisse in Italia irregolarmente, forse qualcuno si sentirebbe minacciato dalla sua presenza? Nessuno, ipocrita chi pensa il contrario. Passerebbe inosservato anzi, persino lodato: un tipo cool. Un somalo invece no. A lui tocca un destino differente, e sarà sempre apostrofato come un semplice “negro di merda”. E per questo pericoloso, quando in realtà semplicemente affamato.

Difficile credere che un immigrato lasci il suo paese e la sua famiglia solo per delinquere a casa di qualcun altro. Oltretutto dopo un percorso infernale; un “viaggio della speranza” di mesi, stretto su un gommone o nascosto sotto un camion. Poi, toccata terra, sfoga le sue passioni sessuali, entra nell’altrui proprietà e vende droga? Sarebbe grottesco. In mente avrà avuto qualcos’altro, forse s’immaginava un’accoglienza più umana. Peccato che non può sapere: parte da disperato, quindi disinformato. No, se solo sapesse tornerebbe subito indietro, “a casa sua”. Purtroppo però non ha più i mezzi ed è costretti a rimanere. E a sopravvivere.

Pensare che il fondatore del movimento, l’Umberto, una volta gridava, “con i fascisti mai”, quando l’ultimo arrivato, il Silvio, gli presentava Gianfranco. Salvo poi minacciare una marcia su Roma, “stiamo oliando i kalashnikov”, e votare una legge che porta la mente ai favolosi anni trenta: l’introduzione del reato di clandestinità. Le mode si sa, ritornano.

La sicurezza non è legata alla clandestinità, ma alla povertà: non sono pericolosi, hanno fame. Perché non dargli da mangiare? “Vengono a casa nostra e li dobbiamo pure mantenere”, la pronta replica. La verità è pero che ci costerebbero meno . E’ gente che si accontenterebbe anche solo dei nostri avanzi. Il cui costo è pari a zero, o comunque irrisorio. Una spesa ridicola rispetto a quello che sperperiamo, per esempio, per impianti di sicurezza, o per un Full HD che poi abbiamo paura ci rubino. Diamogli un piatto di pasta e sia finita! Ma a casa nostra, come amici; che forse non è poi cattiva gente.

Purtroppo è troppo facile prendersela con il più debole, e scaricargli addosso le colpe di uno Stato che paga con l’insicurezza collettiva, il saccheggio indiscriminato del suo cuore pulsante: Roma, la sede del potere. La Capitale mai accettata. La città che, seppur eterna, mai sarà come Londra per gli inglesi o Parigi per i francesi. Su questo la Lega ci aveva visto giusto. Peccato che nonostante i buoni propositi abbia in realtà contribuito a questo scempio pubblico, non opponendosi, bensì mischiandosi, con un sistema marcio e malandato. Così, neanche un centesimo capitolino prende la via padana, restando al massimo nelle tasche del Carroccio.

C’era una volta “Roma ladrona”. Lo era, anzi lo è. Però adesso non se ne parla più. Ora che le camicie verdi (o foulard, cravatte, fazzoletti) adornano i palazzi Chigi e Madama, (Grazioli è per il by night) nessuno dice più niente, tutto rimane come prima. Aumenta solo la propaganda. Calderoli fa il Nerone e brucia “375mila leggi inutili” e la gente gli crede. Senza sapere che le norme totali del Paese siano in realtà meno di 150mila. Sorvolando i ricordi mal auguranti dei falò-spettacolo nella storia, vien da chiedersi cos’altro sia finito tra le fiamme. Forse i verbali di quando a Pontida definivano la Fininvest un’azienda mafiosa  e il suo padrone un piduista bugiardo. Chissà. L’anticasta Gianantonio Stella, con la puntuale eleganza, ha subito fatto due calcoli: per promulgare tale quantità di emendamenti, tutti i governi, nei 150 anni dell’Italia (comprensivi di monarchia e dittatura), avrebbero dovuto confezionare (lavorando tutti i giorni, anche durante le guerre), circa 7,8 leggi al giorno: una ogni ora! Beato chi ci crede.

E comunque, tra le leggi inutile bruciate dal ministro per la Semplificazione Normativa (mai ministero fu peggio assegnato), alcune le aveva promulgate lo stesso governo di cui fa parte. Complimenti, ma a che servivano? Tanto per avere un’idea sul personaggio, è quello che pochi anni ha firmato l’attuale legge elettorale (che non ci consente di votare chi vogliamo), andando poi in televisione a definire tale provvedimento “una porcata” . Viva la sincerità!

Evidentemente la Lega non riesce a fare quello che promette in campagna elettorale, ma dà l’idea di riuscirci. E questo piace; ai votanti dai pensieri annebbiati. Certo avere un alleato con l’hobby della televisione contribuisce, e non poco, a rendere il prodotto più appetibile: così il governo non è più ladro neanche quando grandina e i votanti possono mettere a nanna il cervello fino alla prossima tornata elettorale. La Tv commerciale è gratuita, la buona pubblicità però si paga. Il prezzo della Lega è stato mettersi una benda davanti agli occhi e ossequiare il grande capo con l’unica promessa che è riuscito a mantenere con gli elettori: l’abolizione della tassa sulla prima casa. “Via l’Ici” disse Silvio. E così fu. Il partito battagliero, quello dei “discendenti dei partigiani” (Bossi dixit), che minacciava lo sciopero fiscale invitando il popolo a dare “i soldi ai Comuni”, ha avallato senza opporre resistenza l’abolizione dell’unica tassa nazionale che finiva direttamente nelle casse (piangenti) dei Municipi. Il tutto dovendo anche recitare la parte di quelli orgogliosi di averlo fatto. Ma ai padani non far sapere che il provvedimento ha reso, ancor di più, i Comuni succubi del potere centrale. E quindi (fa più effetto) schiavi di Roma. Coerenza? Zero. Come i risultati.

di fabio_deste

Intervallo – L’intervento di Feltrin a Cortona

May 12, 2010

Intervallo - Political TV

Un intervento lungo e molto interessante, sebbene discutibile sotto diversi aspetti. Ma quantomeno solleva le questioni centrali che la sinistra deve affrontare, oggi più che mai. Sono sicuro che gli appassionati di politica apprezzeranno.

Nell’intervento si parla principalmente di 3 temi:

–         Definizione dell’Agenda Setting;

–         Perché la Lega vince al Nord.

–         Come far vincere le elezioni alla sinistra.

La definizione dell’Agenda Setting: i falsi problemi del PD.

I temi che sono stati al primo posto nelle discussioni degli ultimi mesi del PD in realtà non importano a nessuno.

1) Il problema dell’organizzazione interna del PD non è un problema che rientra nell’agenda reale del paese, e deve rimanere fuori dai media. E soprattutto la partita sulla modernità e sull’innovazione del partito non si gioca sull’organizzazione del partito (liquido, piuttosto che solido o gassoso).

2) Il problema di questo paese non è il federalismo. Altrimenti non ci sarebbe una decrescita, negli ultimi 40 anni, nella partecipazione delle elezioni regionali. Le elezioni europee sono più frequentate di quelle regionali.

3) Il problema sul voto di preferenza per eleggere i consiglieri regionali, piuttosto che un sistema con primarie e liste bloccate, non importa alla gente. Il voto di preferenza non è aumentato in nessuna regione italiana. Tutta la discussione sui nominati, interessa solo i politici di professione. Agli elettori non interessa. In Lombardia il 23% ha espresso il voto di preferenza, in Emilia, il 25-26%.

Perché la Lega vince al Nord.

La Lega vince perché è radicata sul territorio? FALSO: il radicamento territoriale è forse condizione necessaria, ma mai sufficiente per prendere i voti. La storia del PCI e dell’MSI, partiti radicatissimi nel territorio, non prendevano o perdevano voti in base all’apertura o alla chiusura di nuove sedi. Non sono gli investimenti organizzativi a far crescere la Lega. Servono a tenere lo zoccolo duro, ma non spiega come può la Lega triplicare i voti.

Sono 3 i motivi per cui la Lega prende i voti:

1) Condizioni politiche che permettono alla Lega di conquistare nuovi spazi di offerta politica. Nel ’96 la Lega si è insinuata nel conflitto Berlusconi-Prodi. Nel 2008 la fusione tra FI e AN che ha  causato emorragia di voti al Nord che sono andati alla Lega.

2) La crisi economica premia la Lega. Ogni volta la Lega conquista voti quando c’è la crisi economica. È accaduto nell’83-84, così come nel 93-94, nel 96, nel 2003-2004, e oggi nel 2008-2009. Ogni volta che c’è crisi la risposta del Nord è chiara: “basta terroni”.

3) La Lega presidia alcuni temi di agenda politica che nessun altro partito italiano presidia. Prendiamo gli slogan più famosi:

–         “Forza Etna” e “Vesuvio svegliati”. la Lega inizia nei primi anni ottanta cavalcando il tema della frattura italiana tra Nord e Sud. Questa frattura esiste?

–         “Roma ladrona”. È vero che c’è un problema romano?

–         “Basta tasse”. I leghisti vogliono la Padania indipendente perché non si vuole mandare i soldi al sud. È vero che le tasse del Nord spariscono al Sud?

–         “A casa gli immigrati”. L’immigrazione è o no il problema centrale dell’Europa odierna di fronte al quale gli altri partiti tentennano?

La Lega intercetta l’agenda dell’opinione pubblica di tutto il Nord. E la sinistra sembra negare di fronte all’opinione pubblica l’esistenza di questi problemi. Tuttavia, se questi problemi sono veri, è necessario affrontarli. E trovare soluzioni alternative e chiare. Altrimenti si i voti li prende tutti la Lega.

La ricetta per vincere le elezioni

1) La sinistra dovrebbe seguire la tradizione del PCI e tornare ad ascoltare la classe operaia che per il 68% vive e lavora al Nord. E non pensare che siano tutti degli ignoranti leghisti, e riferirsi solo al “ceto medio riflessivo”.

2) La sinistra dovrebbe riconquistare autonomia da parte dei media nella definizione dell’agenda politica.

3) La sinistra, per vincere, deve riunirsi. Tutta. Mettendo tutti coloro che stanno nel campo di centrosinistra, il campo del centrosinistra sostanzialmente raggiunge il 44-46%. Il campo del centrodestra il 49% circa. Le distanze tra le due grandi famiglie non sono così lontane. Ma, mentre il centrosinistra si è balcanizzato negli ultimi 15 anni, il centrodestra si è ulteriormente omogeneizzato (Pdl + Lega sono sostanzialmente il 49%). I numeri parlano chiaro: o si trova il modo di riunire la sinistra, o si perde.

4) Le prospettive del Centrosinistra sono sensate solo se prendono i voti dal centrodestra. Dati i numeri e i rapporti di forza, questa è oggettivamente l’unica strada per governare.

La domanda politica è: chi è l’avversario principale? È Bossi o Berlusconi? Il PCI e la DC lo sapevano benissimo. Se voglio prendere i voti nei prossimi anni li vado a prendere nell’elettorato del Pdl o della Lega? Su questo bisogna mettersi d’accordo ed essere chiari.

La città dei morti viventi – Il trailer

May 6, 2010

La città dei Morti Viventi

Dopo il mitico Zombi di Romero e L’Alba dei Morti Viventi del regista americano Zack Snyder, il sindaco leghista di Monza, Marco Mariani, è pronto al lancio di un nuovo, tremendo remake: La Città dei Morti Viventi. La trama è molto semplice: tutti i locali della città devono chiudere all’una di notte. Le strade devono essere vuote, le finestre chiuse. Le persone, impaurite, guardano il mondo dalle inferriate dei condomini, trasformati in galere.

Questa idea non è un exploit personale del borgomastro brianzolo, ma è una variante sul tema del Bossismo: una ideologia molto astuta che cavalca la percezione di insicurezza e paura che serpeggia nella società. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il Bossismo e come si applica.

I media, e in particolare la Tv, come sappiamo sono il luogo in cui gli italiani formano la loro idea politica e le loro tendenze di voto. Detto in altre parole, guardando il Tg (e più in generale la Tv), due terzi degli italiani decide chi votare. Sappiamo anche che i media, per vendere di più, tendono a sovra rappresentare notizie che riguardano fatti violenti. Non è un segreto che nelle scuole di giornalismo una delle prime regole che insegnano è quella delle “tre S”: le notizie che appassionano di più i lettori sono quelle che parlano di Sesso, Soldi e Sangue. Detto in altre parole: i fatti violenti hanno sempre un posto in prima pagina. Anche se gli stupri, gli omicidi o le rapine diminuiscono, sui media locali e nazionali sono sempre presenti, con la stessa visibilità, allo stesso modo,  nelle prime pagine. Quindi, la gente ha la percezione che questi crimini non diminuiscano. Guardando la Tv, e in particolare la Tv commerciale che ha come unico e solo obiettivo quello di aumentare l’audience, la percezione è quella di vivere in un inferno, assediati 24 ore da criminali (immigrati, anzi rumeni) di ogni risma.

Ovviamente questa percezione distorta della realtà è tanto più forte quanto più coloro che la subiscono escono poco di casa, si cibano tutto il giorno di Tv, e vivono con disagio gli enormi cambiamenti del mondo globalizzato. In una parola: gli anziani. I nostri nonni teledipendenti hanno la percezione che Milano sia come il Bronx degli anni ’80, e che la criminalità a Monza, la capitale della Brianza, sia peggio che in una favela di Rio de Janeiro. Gli anziani hanno paura.

E la Lega su questa paura ci marcia. Su questa diffidenza, costruisce consenso politico.

Cacciare gli immigrati, ripulire le strade. Ordine, silenzio, disciplina. Queste sono le parole d’ordine del Bossimo, che si accanisce su chi le strade le vive, tutti i giorni: i giovani, gli immigrati. E così il Sindaco leghista di Monza ha avuto questa bella trovata di chiudere tutti i locali all’una, per impedire che le strade di notte siano troppo popolate. E a ruota lo seguono i suoi fedeli scudieri del Pdl: «Siamo stufi di vedere nugoli di fracassoni fuori dai locali» dice Paolo Gargantini, assessore berlusconiano al commercio della cittadina brianzola e scagnozzo del Sindaco Mariani. Anche a Monza infatti, come in tutto il Nord Italia, è la Lega che comanda, e il Pdl segue a ruota.

Quello che questi signori non capiscono è che le strade vuote non sono strade sicure. La città vuota è una città di zombie, che sembra il set di un film dell’orrore.

Una città sicura è una città viva, piena di gente. In cui le strade sono piene di persone. In cui le teste delle persone sono piene di cultura, di valori. Di rispetto. Rispetto per le donne, per gli omosessuali, per gli immigrati. Rispetto per chi è diverso. Un rispetto che dovrebbe essere insegnato nelle scuole, nelle famiglie, nelle stanze della politica. Nelle televisioni e sui giornali. Questa è una città sicura.

Quella che hanno in mente loro è una città vuota, una città di morti viventi. Un film dell’orrore.

Il Reality – “Amici” di Gianfranco

May 5, 2010

Amici di Gianfranco

Ispirato dal successo pluriennale della De Filippi, anche Gianfranco apre il suo Reality: “Amici di Gianfranco”. La trama di questo Reality è molto semplice: il  conduttore, Gianfranco, cerca Amici. Ovunque. Ne ha trovati 500 tra gli amministratori locali. Ne ha trovati addirittura 50mila sulle pagine di Facebook. Ma si sa, gli amici su Facebook non sono come quelli veri. Proprio per questo Gianfranco, che vuole contare per benino quanti sono gli amici che sono solo suoi, ha lanciato un messaggio su internet. Un messaggio che, sostanzialmente, ruota intorno a quattro parole chiave: “merito”, “legalità”, “giovani” e “internet”. Sono parole chiare, che vogliono arrivare alle orecchie del target elettorale a cui sta facendo gli occhi dolci da tempo. Ma andiamo per gradi, e proviamo a leggere la strategia di Gianfranco.

Gianfranco innanzitutto ha messo qualcuno dei suoi a studiare. E i suoi, dopo aver fatto qualche studiacchiata e due o tre briefing, hanno chiamato Gianfranco e gli hanno detto: cercati uno spazio di visibilità e una collocazione politica autonoma rispetto a Berlusconi, altrimenti sei fregato. Infatti, quando Berlusconi lascerà la scena, verrà condannato alla damnatio memoriae, e questo lo sanno tutti. E coloro che rimarranno troppo a lungo a piangere al capezzale dell’Imperatore morente, verranno condannati con lui e cadranno in sventura. Questa storia è antica e saggia, e per capirla basta leggere qualche mito greco. E i ragazzi di Fini l’hanno fatto. E hanno messo sul chi-va-là il loro capo.

Allora Gianfranco ha cominciato a cercare spazi: ha cercato consenso tra i migranti. I suoi, che studiano, gli hanno detto che la maggior parte dei migranti hanno tendenze di destra, e che se li avesse difesi un po’ davanti alle telecamere, avrebbero stravisto per lui. Ora, sta cercando di fare breccia tra i giovani disaffezionati alla destra. Tra i giovani stanchi delle buffonate di Silvio. Sono giovani ai quali dice “tornate a casa, a destra, smettete di votare Di Pietro: la legalità e la meritocrazia ve le do io”.

È vero che Gianfranco si sta creando anche parecchi nemici, anche tra i suoi amici di sempre. E questo fa gioco al suo progetto. Un giorno potrà dire: “vedete, io già litigavo con l’Imperatore e i suoi Vassalli prima che cadesse in disgrazia, io ero diverso, lo sono sempre stato”.

È vero. Ma il problema di Gianfranco è che, restando al suo posto, resta a governare l’Italia fianco a fianco con la Lega, con Silvio e tutti gli altri. Anche Gianfranco, alla fine, nonostante tutto, è un uomo di corte. Anche nel suo video in cui parla di giovani, di futuro, di territori, di politica per passione, ricorda che lui è lì per governare (per “rendere ancora più incisiva la sua azione di governo”, per citare le sue parole esatte). E il Governo di cui parla Gianfranco è il governo di Silvio e di Bossi. E il suo. Tutto questo rumore insomma per tornare a sedersi al tavolo con Silvio e Umberto, che ultimamente non lo chiamavano più. È per questo che, alla fine, la sua ricerca di Amici ha il sapore di una commedia il cui copione è già stato scritto. Chissà in quanti ci cascheranno. E bravo Gianfranco.