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Il politico nel pallone. Facili analogie tra il Milan e il suo Presidente.

September 13, 2010

Il Politico nel Pallone

Non deve stupire che il Milan possa perdere con il Cesena. È una cosa che può capitare: il calcio è un gioco, il campionato è sempre più competitivo, e poi fa anche piacere ogni tanto vedere un Davide che sconfigge un Golia.
E non deve nemmeno stupire, come scrivono in molti in questi giorni, che è non è giustificabile che Ibra prenda molto più di tutti i giocatori del Cesena messi insieme. È la legge del calcio-spettacolo: Ibra non è bravo più di tutti i giocatori del Cesena messi insieme. Il suo stipendio non è assegnato solamente in base alla sua abilità. Il suo stipendio è assegnato soprattutto in base alla sua popolarità. E al ritorno di visibilità che hanno gli sponsor di una squadra in cui gioca Ibra.
Da questo punto di vista le analogie con la politica sono tante. Anche i candidati alle poltrone dei ministeri e delle amministrazioni locali non sono definiti dai partiti in base alla loro competenza legislativa o amministrativa. Piuttosto, sono decisi in base alla loro popolarità: lo hanno fatto gli eredi del PCI candidando personaggi televisivi come Marrazzo e Sassoli. Lo fa, in maniera ancora più estrema e spudorata Berlusconi, candidando tutto il candidabile del suo baraccone mediatico: veline, velone, presentatrici e via dicendo. Non sarebbe strano trovare, tra qualche anno, il Gabibbo candidato all’europarlamento.
Non c’è morale, non c’è giustizia, non c’è valore in tutto ciò. Come siamo caduti così in basso? C’è chi dice che la colpa è tutta delle TV di Berlusconi, che ci fanno diventare boccaloni e azzerano il nostro spirito critico. C’è chi dice che la colpa è tutta della casalinga di Voghera, che vota la Zanicchi, Berlusconi e la sua igienista dentale: in fondo, siamo in democrazia (anche se come dice da 15 anni Manin è muna “democrazia del pubblico”), e se il 51% delle persone sceglie Berslusconi, non c’è nulla da recriminare.
Probabilmente le cause di questo fenomeno mondiale che si chiama mediatizzazione e spettacolarizzazione della politica (e che riguarda manche altri campi, come lo sport), sono più complesse, e non sono né tutte nelle mani di Berlsuconi, né tutte nelle mani della casalinga di Voghera.
Certo è che, se ci fosse un’alternativa culturale, valoriale, economica, politica determinata e coraggiosa, forse non proprio la casalinga di Voghera, ma almeno i suoi figli e i suoi nipoti voterebbero qualcun altro. E magari, partendo da lì, potrebbe anche cambiare qualcosa.

Waterworld: pesci palla, tritoni e… pesci che saltano fuori dall’acquario

May 23, 2010

TG1 - Waterworld

Non tutte le relazioni di potere avvengono alla luce del sole. Anzi, possiamo tranquillamente affermare che le relazioni “formali” di potere, quelle che avvengono secondo la legge, sono solo la punta di un iceberg. Il resto rimane sommerso sotto la superficie.

Restando nella metafora, se ciò che è sotto il mare rappresenta il lato oscuro della politica e del potere, l’Italia è Waterworld. E gli italiani, come i protagonisti del film, vagano alla ricerca della terra ferma bevendosi la loro pipì e coltivando pomodorini in vasetti minuscoli. E se sotto il mare abitano gli uomini di potere, Berlusconi è un Tritone di tremila anni che importuna le sirenette… e Minzolini che pesce è nel mondo di Waterworld? Minzolini è sicuramente un pesce palla (nel senso che le racconta, le palle) che nuota nell’acquario del Tritone. Se non fosse sufficiente vedere il TG1 per rendersene conto, basterebbe pensare all’inchiesta di Trani, apparsa sui giornali il 12 marzo 2010: il caso delle intercettazioni telefoniche in cui Minzolini avrebbe rassicurato il premier sui contenuti di alcuni servizi del TG1.

Ciò che esce depotenziato e svilito da questa situazione è il ruolo dei media italiani, che sono sia oggetto sia strumento del potere. Sono oggetto del potere, poiché è nei loro confronti che si rivolge il potere politico. Sono strumento del potere, poiché attraverso di loro il potere politico si esercita sulla collettività dei telespettatori. Ogni tanto però qualche pesce salta fuori dall’acquario del Tritone: Maria Luisa Busi ha rinunciato alla conduzione del Tg1, scrivendo in una lettera che «l’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese».

Che dire: grazie Maria.

Telefono Giallo !!! – Un revival dei mitici 80s dedicato alla Santanché

May 19, 2010

Telefono Giallo - Il caso Santanché

Così come il buon Augias nel mitico “Telefono Giallo” affrontava casi giudiziari e misteri ancora aperti, ci occupiamo qui di come sia mai possibile, e ripeto mai possibile, che qualcuno ascolti una come la Santanché.

Sapete l’ultima?  La Santanché ha difeso il diritto alla privacy dei boss mafiosi. “Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? E’ un abuso” ha detto il sottosegretario per l’Attuazione del programma di governo (!!!!!!) nel corso della trasmissione Mattino Cinque.

Berlusconi dice di smetterla di asoltare le sue telefonate perchè ogni volta ne viene fuori una: Minzolini (che Berlusconi chiama “direttorissimo”… non notate una sottile presa per i fondelli?) che confeziona il TG1 secondo il volere del Cavaliere, la Carfagna che lo accontenta come può, e così via. Ma dico, fino ad ora sembravano almeno tutti d’accordo che le intercettazioni, almeno per i mafiosi che parlano con tra loro eravamo tutti d’accordo (i mafiosi che parlano con i politici ovviamente non vale).

Nemmeno quello!!!!!! La Santanché ha oltrepassato anche questo limite. Ma dite che è così fessa? No, è evidentemente in cerca di protagonismo mediatico. Invitano tutti ma proprio tutti in Tv, dalla Mussolini a Sgarbi, Sallusti è sempre ovunque… e lei? Come al solito le deve sparare grosse per apparire. Ma proprio grosse. Bah… evidentemente è una seguace di Oscar Wilde (o di Andreotti, in realtà non si sa chi ha copiato dall’altro): “Nel bene o nel male l’importante è che se ne parli”. Di cosa? Della Santanchè, ovviamente. Non delle cose che dice. Nell’epoca della personalizzazione sfrenata della politica, l’importante è mettere la faccia sotto le telcamere più spesso possibile. Tanto d quello che dici non gliene frega niente a nessuno. Ma voi… siete d’accordo?

Intervallo – L’intervento di Feltrin a Cortona

May 12, 2010

Intervallo - Political TV

Un intervento lungo e molto interessante, sebbene discutibile sotto diversi aspetti. Ma quantomeno solleva le questioni centrali che la sinistra deve affrontare, oggi più che mai. Sono sicuro che gli appassionati di politica apprezzeranno.

Nell’intervento si parla principalmente di 3 temi:

–         Definizione dell’Agenda Setting;

–         Perché la Lega vince al Nord.

–         Come far vincere le elezioni alla sinistra.

La definizione dell’Agenda Setting: i falsi problemi del PD.

I temi che sono stati al primo posto nelle discussioni degli ultimi mesi del PD in realtà non importano a nessuno.

1) Il problema dell’organizzazione interna del PD non è un problema che rientra nell’agenda reale del paese, e deve rimanere fuori dai media. E soprattutto la partita sulla modernità e sull’innovazione del partito non si gioca sull’organizzazione del partito (liquido, piuttosto che solido o gassoso).

2) Il problema di questo paese non è il federalismo. Altrimenti non ci sarebbe una decrescita, negli ultimi 40 anni, nella partecipazione delle elezioni regionali. Le elezioni europee sono più frequentate di quelle regionali.

3) Il problema sul voto di preferenza per eleggere i consiglieri regionali, piuttosto che un sistema con primarie e liste bloccate, non importa alla gente. Il voto di preferenza non è aumentato in nessuna regione italiana. Tutta la discussione sui nominati, interessa solo i politici di professione. Agli elettori non interessa. In Lombardia il 23% ha espresso il voto di preferenza, in Emilia, il 25-26%.

Perché la Lega vince al Nord.

La Lega vince perché è radicata sul territorio? FALSO: il radicamento territoriale è forse condizione necessaria, ma mai sufficiente per prendere i voti. La storia del PCI e dell’MSI, partiti radicatissimi nel territorio, non prendevano o perdevano voti in base all’apertura o alla chiusura di nuove sedi. Non sono gli investimenti organizzativi a far crescere la Lega. Servono a tenere lo zoccolo duro, ma non spiega come può la Lega triplicare i voti.

Sono 3 i motivi per cui la Lega prende i voti:

1) Condizioni politiche che permettono alla Lega di conquistare nuovi spazi di offerta politica. Nel ’96 la Lega si è insinuata nel conflitto Berlusconi-Prodi. Nel 2008 la fusione tra FI e AN che ha  causato emorragia di voti al Nord che sono andati alla Lega.

2) La crisi economica premia la Lega. Ogni volta la Lega conquista voti quando c’è la crisi economica. È accaduto nell’83-84, così come nel 93-94, nel 96, nel 2003-2004, e oggi nel 2008-2009. Ogni volta che c’è crisi la risposta del Nord è chiara: “basta terroni”.

3) La Lega presidia alcuni temi di agenda politica che nessun altro partito italiano presidia. Prendiamo gli slogan più famosi:

–         “Forza Etna” e “Vesuvio svegliati”. la Lega inizia nei primi anni ottanta cavalcando il tema della frattura italiana tra Nord e Sud. Questa frattura esiste?

–         “Roma ladrona”. È vero che c’è un problema romano?

–         “Basta tasse”. I leghisti vogliono la Padania indipendente perché non si vuole mandare i soldi al sud. È vero che le tasse del Nord spariscono al Sud?

–         “A casa gli immigrati”. L’immigrazione è o no il problema centrale dell’Europa odierna di fronte al quale gli altri partiti tentennano?

La Lega intercetta l’agenda dell’opinione pubblica di tutto il Nord. E la sinistra sembra negare di fronte all’opinione pubblica l’esistenza di questi problemi. Tuttavia, se questi problemi sono veri, è necessario affrontarli. E trovare soluzioni alternative e chiare. Altrimenti si i voti li prende tutti la Lega.

La ricetta per vincere le elezioni

1) La sinistra dovrebbe seguire la tradizione del PCI e tornare ad ascoltare la classe operaia che per il 68% vive e lavora al Nord. E non pensare che siano tutti degli ignoranti leghisti, e riferirsi solo al “ceto medio riflessivo”.

2) La sinistra dovrebbe riconquistare autonomia da parte dei media nella definizione dell’agenda politica.

3) La sinistra, per vincere, deve riunirsi. Tutta. Mettendo tutti coloro che stanno nel campo di centrosinistra, il campo del centrosinistra sostanzialmente raggiunge il 44-46%. Il campo del centrodestra il 49% circa. Le distanze tra le due grandi famiglie non sono così lontane. Ma, mentre il centrosinistra si è balcanizzato negli ultimi 15 anni, il centrodestra si è ulteriormente omogeneizzato (Pdl + Lega sono sostanzialmente il 49%). I numeri parlano chiaro: o si trova il modo di riunire la sinistra, o si perde.

4) Le prospettive del Centrosinistra sono sensate solo se prendono i voti dal centrodestra. Dati i numeri e i rapporti di forza, questa è oggettivamente l’unica strada per governare.

La domanda politica è: chi è l’avversario principale? È Bossi o Berlusconi? Il PCI e la DC lo sapevano benissimo. Se voglio prendere i voti nei prossimi anni li vado a prendere nell’elettorato del Pdl o della Lega? Su questo bisogna mettersi d’accordo ed essere chiari.

La città dei morti viventi – Il trailer

May 6, 2010

La città dei Morti Viventi

Dopo il mitico Zombi di Romero e L’Alba dei Morti Viventi del regista americano Zack Snyder, il sindaco leghista di Monza, Marco Mariani, è pronto al lancio di un nuovo, tremendo remake: La Città dei Morti Viventi. La trama è molto semplice: tutti i locali della città devono chiudere all’una di notte. Le strade devono essere vuote, le finestre chiuse. Le persone, impaurite, guardano il mondo dalle inferriate dei condomini, trasformati in galere.

Questa idea non è un exploit personale del borgomastro brianzolo, ma è una variante sul tema del Bossismo: una ideologia molto astuta che cavalca la percezione di insicurezza e paura che serpeggia nella società. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il Bossismo e come si applica.

I media, e in particolare la Tv, come sappiamo sono il luogo in cui gli italiani formano la loro idea politica e le loro tendenze di voto. Detto in altre parole, guardando il Tg (e più in generale la Tv), due terzi degli italiani decide chi votare. Sappiamo anche che i media, per vendere di più, tendono a sovra rappresentare notizie che riguardano fatti violenti. Non è un segreto che nelle scuole di giornalismo una delle prime regole che insegnano è quella delle “tre S”: le notizie che appassionano di più i lettori sono quelle che parlano di Sesso, Soldi e Sangue. Detto in altre parole: i fatti violenti hanno sempre un posto in prima pagina. Anche se gli stupri, gli omicidi o le rapine diminuiscono, sui media locali e nazionali sono sempre presenti, con la stessa visibilità, allo stesso modo,  nelle prime pagine. Quindi, la gente ha la percezione che questi crimini non diminuiscano. Guardando la Tv, e in particolare la Tv commerciale che ha come unico e solo obiettivo quello di aumentare l’audience, la percezione è quella di vivere in un inferno, assediati 24 ore da criminali (immigrati, anzi rumeni) di ogni risma.

Ovviamente questa percezione distorta della realtà è tanto più forte quanto più coloro che la subiscono escono poco di casa, si cibano tutto il giorno di Tv, e vivono con disagio gli enormi cambiamenti del mondo globalizzato. In una parola: gli anziani. I nostri nonni teledipendenti hanno la percezione che Milano sia come il Bronx degli anni ’80, e che la criminalità a Monza, la capitale della Brianza, sia peggio che in una favela di Rio de Janeiro. Gli anziani hanno paura.

E la Lega su questa paura ci marcia. Su questa diffidenza, costruisce consenso politico.

Cacciare gli immigrati, ripulire le strade. Ordine, silenzio, disciplina. Queste sono le parole d’ordine del Bossimo, che si accanisce su chi le strade le vive, tutti i giorni: i giovani, gli immigrati. E così il Sindaco leghista di Monza ha avuto questa bella trovata di chiudere tutti i locali all’una, per impedire che le strade di notte siano troppo popolate. E a ruota lo seguono i suoi fedeli scudieri del Pdl: «Siamo stufi di vedere nugoli di fracassoni fuori dai locali» dice Paolo Gargantini, assessore berlusconiano al commercio della cittadina brianzola e scagnozzo del Sindaco Mariani. Anche a Monza infatti, come in tutto il Nord Italia, è la Lega che comanda, e il Pdl segue a ruota.

Quello che questi signori non capiscono è che le strade vuote non sono strade sicure. La città vuota è una città di zombie, che sembra il set di un film dell’orrore.

Una città sicura è una città viva, piena di gente. In cui le strade sono piene di persone. In cui le teste delle persone sono piene di cultura, di valori. Di rispetto. Rispetto per le donne, per gli omosessuali, per gli immigrati. Rispetto per chi è diverso. Un rispetto che dovrebbe essere insegnato nelle scuole, nelle famiglie, nelle stanze della politica. Nelle televisioni e sui giornali. Questa è una città sicura.

Quella che hanno in mente loro è una città vuota, una città di morti viventi. Un film dell’orrore.