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La classe operaia va in fabbrica (di Nichi)

July 21, 2010

La Classe Operaia Va In Fabbrica (Di Nichi)

Scrutando il tempestoso mare della politica verso sinistra, si possono intravedere in questi giorni alcuni interessanti bagliori… aurora boreale? Fulmini a ciel sereno? Forse è più un vulcano in eruzione… è il Eyjafjallajokull barese: gli stati generai delle Fabbriche di Nichi.

Ma cosa sono queste Fabbriche di Nichi, e dove vogliono arrivare? Proveremo a rispondere con qualche appunto sparso tratto dal lungo video degli interventi di chiusura dell’evento… simulando un’intervista esclusiva mai avvenuta con Nichi…

– Chi sono le Fabbriche di Nichi?

«Sono un movimento al quale si possa partecipare senza dover appartenere… un movimento senza tessere … le fabbriche di Nichi sono autonome dai partiti… SeL e Fabbriche di Nichi devono essere simpatizzanti ma autonomi». Evidentemente un tentativo di convogliare partecipazione anche tra i settori della società che, quando sentono parlare di “partito”, sono colti da convulsioni e crisi respiratorie.

– Che relazione hanno Nichi e le sue fabbriche con il centro sinistra?

Questa domanda è più difficile. Forse la risposta sta in questa frase di Nichi: «Io penso di essere voi quando non sopportate il centrosinistra avendo fino in fondo nel vostro cuore la speranza di un mondo differente da questo…». Anche se, per mettere in pratica l’ “Italia migliore” di cui Nichi ha tanto parlato, dovrà sedersi a mediare con qualcuno del PD. Sicuramente non con il suo acerrimo nemico e compaesano D’Alema. Forse con qualche “corrente” più a sinistra, più rivolta ai giovani… con qualcuno che la pensa come lui quando dice che: «questa notte non viene illuminata da una proposta di governo di larghe intese, da una proposta di governo tecnico, da una di quelle vecchie ricette che appartengono all’insalatiera del politicismo»

– Che metodo vuole usare Nichi per vincere sul berlusconismo imperante?

Nichi vuole costruire una narrazione vincente. Perché sa che l’unico modo per sconfiggere l’epopea berlusconiana è contrastarla con una narrazione ancora più forte. Che parli di bene e di male, di luce e di buio: «non c’è buona politica oggi che non sia un discorso sul buio e sulla luce , non c’è buona politica che non sia un capovolgimento critico e pratico della cattiva politica». Attraverso una produzione intellettuale e culturale collettiva, creata dalla rete delle Fabbriche di Nichi, che torni a far sentire il popolo della sinistra all’avanguardia culturale della società «Dobbiamo costruire una nuova egemonia, un nuovo immaginario, una nuova cultura generale […] «tutto ciò che abbiamo prodotto in questi giorni farà parte della nostra narrazione, del vocabolario della buona politica che qui abbiamo cominciato a costruire… ».

Che ne dite, ci sono le premesse per combinare qualcosa di buono?

Toccatemi tutto ma non il mio plasma…

July 6, 2010

Toccatemi Tutto Ma Non Il Mio Plasma...

Gli italiani preferiscono mangiare meno ma non rinunciano alla TV. Lo afferma una recentissima ricerca ITSTAT sui consumi delle famiglie.

Sullo sfondo, la crisi economica: spese sanitarie (come medicinali o visite mediche) in calo; generi alimentari in calo (tra cui il pane che cala del 50%). Aumenta invece l’acquisto di televisori (indotto anche dal passaggio al digitale terrestre) e di giochi di stato: Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che la crisi c’è, e la stiamo pagando. Ma siamo anche disposti a pagare per il superfluo, per uno status symbol come lo schermo al plasma. Nel buio delle nostre case tiriamo la cinghia, arriviamo persino a privarci del pane di bocca, ma quando usciamo (o quando invitiamo i nostri amici a vedere la partita sul nostro megaschermo nuovo di pacca) facciamo finta di passarcela alla grande.

Facciamo proprio come Berlusconi. Che nonostante gli stia andando tutto male, sorride sempre di fronte alle telecamere.

Come il suo presidente, l’Italia fotografata dall’Istat sembra sorridere mentre il Titanic affonda. E non fa nulla per salvare la situazione. Al massimo, tenta la fortuna all’Enalotto… è questa l’Italia che vogliamo?

No, direi di no… l’Italia che ci piace vedere è quella che lotta per i suoi diritti come a Pomigliano, come i professori della Sapienza (nonostante un preside scandaloso li chiami “fannulloni”), come chi si è sollevato contro la legge bavaglio.