Posts Tagged ‘berlusconi’

Il politico nel pallone. Facili analogie tra il Milan e il suo Presidente.

September 13, 2010

Il Politico nel Pallone

Non deve stupire che il Milan possa perdere con il Cesena. È una cosa che può capitare: il calcio è un gioco, il campionato è sempre più competitivo, e poi fa anche piacere ogni tanto vedere un Davide che sconfigge un Golia.
E non deve nemmeno stupire, come scrivono in molti in questi giorni, che è non è giustificabile che Ibra prenda molto più di tutti i giocatori del Cesena messi insieme. È la legge del calcio-spettacolo: Ibra non è bravo più di tutti i giocatori del Cesena messi insieme. Il suo stipendio non è assegnato solamente in base alla sua abilità. Il suo stipendio è assegnato soprattutto in base alla sua popolarità. E al ritorno di visibilità che hanno gli sponsor di una squadra in cui gioca Ibra.
Da questo punto di vista le analogie con la politica sono tante. Anche i candidati alle poltrone dei ministeri e delle amministrazioni locali non sono definiti dai partiti in base alla loro competenza legislativa o amministrativa. Piuttosto, sono decisi in base alla loro popolarità: lo hanno fatto gli eredi del PCI candidando personaggi televisivi come Marrazzo e Sassoli. Lo fa, in maniera ancora più estrema e spudorata Berlusconi, candidando tutto il candidabile del suo baraccone mediatico: veline, velone, presentatrici e via dicendo. Non sarebbe strano trovare, tra qualche anno, il Gabibbo candidato all’europarlamento.
Non c’è morale, non c’è giustizia, non c’è valore in tutto ciò. Come siamo caduti così in basso? C’è chi dice che la colpa è tutta delle TV di Berlusconi, che ci fanno diventare boccaloni e azzerano il nostro spirito critico. C’è chi dice che la colpa è tutta della casalinga di Voghera, che vota la Zanicchi, Berlusconi e la sua igienista dentale: in fondo, siamo in democrazia (anche se come dice da 15 anni Manin è muna “democrazia del pubblico”), e se il 51% delle persone sceglie Berslusconi, non c’è nulla da recriminare.
Probabilmente le cause di questo fenomeno mondiale che si chiama mediatizzazione e spettacolarizzazione della politica (e che riguarda manche altri campi, come lo sport), sono più complesse, e non sono né tutte nelle mani di Berlsuconi, né tutte nelle mani della casalinga di Voghera.
Certo è che, se ci fosse un’alternativa culturale, valoriale, economica, politica determinata e coraggiosa, forse non proprio la casalinga di Voghera, ma almeno i suoi figli e i suoi nipoti voterebbero qualcun altro. E magari, partendo da lì, potrebbe anche cambiare qualcosa.

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Se andiamo avanti così, INDOVINA CHI… voterà PD?

August 4, 2010

Berlusconi sta per cadere. Festeggiano tutti, tranne il PD. Sono vent’anni che tutto il popolo del centrosinistra aspetta questo momento… e la leadership del PD cosa fa? Propone larghe intese con chi alla caduta del Governo Prodi si presentò in Parlamento con tanto di mortadella e spumante.

Nel video qui sotto, gli effetti di tanto coraggio. Buone vacanze.

La classe operaia va in fabbrica (di Nichi)

July 21, 2010

La Classe Operaia Va In Fabbrica (Di Nichi)

Scrutando il tempestoso mare della politica verso sinistra, si possono intravedere in questi giorni alcuni interessanti bagliori… aurora boreale? Fulmini a ciel sereno? Forse è più un vulcano in eruzione… è il Eyjafjallajokull barese: gli stati generai delle Fabbriche di Nichi.

Ma cosa sono queste Fabbriche di Nichi, e dove vogliono arrivare? Proveremo a rispondere con qualche appunto sparso tratto dal lungo video degli interventi di chiusura dell’evento… simulando un’intervista esclusiva mai avvenuta con Nichi…

– Chi sono le Fabbriche di Nichi?

«Sono un movimento al quale si possa partecipare senza dover appartenere… un movimento senza tessere … le fabbriche di Nichi sono autonome dai partiti… SeL e Fabbriche di Nichi devono essere simpatizzanti ma autonomi». Evidentemente un tentativo di convogliare partecipazione anche tra i settori della società che, quando sentono parlare di “partito”, sono colti da convulsioni e crisi respiratorie.

– Che relazione hanno Nichi e le sue fabbriche con il centro sinistra?

Questa domanda è più difficile. Forse la risposta sta in questa frase di Nichi: «Io penso di essere voi quando non sopportate il centrosinistra avendo fino in fondo nel vostro cuore la speranza di un mondo differente da questo…». Anche se, per mettere in pratica l’ “Italia migliore” di cui Nichi ha tanto parlato, dovrà sedersi a mediare con qualcuno del PD. Sicuramente non con il suo acerrimo nemico e compaesano D’Alema. Forse con qualche “corrente” più a sinistra, più rivolta ai giovani… con qualcuno che la pensa come lui quando dice che: «questa notte non viene illuminata da una proposta di governo di larghe intese, da una proposta di governo tecnico, da una di quelle vecchie ricette che appartengono all’insalatiera del politicismo»

– Che metodo vuole usare Nichi per vincere sul berlusconismo imperante?

Nichi vuole costruire una narrazione vincente. Perché sa che l’unico modo per sconfiggere l’epopea berlusconiana è contrastarla con una narrazione ancora più forte. Che parli di bene e di male, di luce e di buio: «non c’è buona politica oggi che non sia un discorso sul buio e sulla luce , non c’è buona politica che non sia un capovolgimento critico e pratico della cattiva politica». Attraverso una produzione intellettuale e culturale collettiva, creata dalla rete delle Fabbriche di Nichi, che torni a far sentire il popolo della sinistra all’avanguardia culturale della società «Dobbiamo costruire una nuova egemonia, un nuovo immaginario, una nuova cultura generale […] «tutto ciò che abbiamo prodotto in questi giorni farà parte della nostra narrazione, del vocabolario della buona politica che qui abbiamo cominciato a costruire… ».

Che ne dite, ci sono le premesse per combinare qualcosa di buono?

La politica nel pallone – Doppi Fini

July 17, 2010
La Politica Nel Pallone - Doppi Fini

La Politica Nel Pallone - Doppi Fini

La Russa intitola la Coppa Italia 2010-2011 ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Anch’egli sta cercando consensi tra chi è stufo delle sparate leghiste sulla presunta superiorità del Nord e sulla secessione. Anche Fini, ormai da qualche tempo, va nella stessa direzione difendendo l’Unità d’Italia, e polemizzando all’occorrenza con Tremonti, Bossi o altri esponenti della maggioranza. Da quando i finiani si sono pubblicamente allontanati dal capezzale di Berlusconi, Gianfranco è diventato un competitor dichiarato per La Russa, così come per tutti coloro che hanno scelto di restare fedeli all’Imperatore (Cesare) fino all’ultimo. All’orizzonte, si stagliano movimenti tellurici che ricomporranno il sistema partitico in modalità inedite, e la competizione tra i (futuri) avversari è già cominciata, per accaparrarsi “fette” di elettorato. Mentre ciò accade, i leghisti cincischiano con Totti. Che si stiano perdendo qualcosa?

Gianfranco e il declino dell’Imperatore

July 7, 2010

Amici Di Gianfranco

Continua la saga di Gianfranco e i suoi amici. Oggi, Repubblica da i numeri: il peso di questo “terzo polo” (Partito della Nazione, Generazione Italia, Api, Mpa, Montezemolo) sarebbe del 22%. Silvio senza Gianfranco raccoglierebbe un 41%. Al PD spetterebbe il 36%. In picchiata la sinistra con uno striminzito 1%.

Le perplessità metodologiche sono forti: il panel su cui è fatto il sondaggio è di 1000 persone, e nonostante tutte le accortezze per stratificarlo è difficile che rappresentino correttamente più di 60 milioni di abitanti. Tuttavia questi numeri, se fossero anchesolo in minima parte affidabili, fanno presagire i possibili schieramenti che si possono configurare nel futuro prossimo.

Il Financial Times titola “Berlusconi entra in acque pericolose“. Franco scrive sul corriere che il progetto del Popolo delle libertà è in affanno. Per capire il basso indice di gradimento di Berlusconi basta leggere l’editoriale di Galli della Loggia, che descrive un presidente non-politico che invece di indicare una proposta nuova e ardita all’Italia prescrive solo “degli zuccherosi placebo a base di nulla”.

Gianfranco a gonfie vele insomma, e il premier con sempre meno voglia di scherzare, che scappa anche di fronte a una ragazza in bikini che in Brasile gli si offre come regalo. Niente, non si fa vedere. Non fa il brillante.

Berlusconi è in difficoltà. E Gianfranco prende forza. Stiamo finalmente assistendo al declino politico dell’Imperatore?

Toccatemi tutto ma non il mio plasma…

July 6, 2010

Toccatemi Tutto Ma Non Il Mio Plasma...

Gli italiani preferiscono mangiare meno ma non rinunciano alla TV. Lo afferma una recentissima ricerca ITSTAT sui consumi delle famiglie.

Sullo sfondo, la crisi economica: spese sanitarie (come medicinali o visite mediche) in calo; generi alimentari in calo (tra cui il pane che cala del 50%). Aumenta invece l’acquisto di televisori (indotto anche dal passaggio al digitale terrestre) e di giochi di stato: Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che la crisi c’è, e la stiamo pagando. Ma siamo anche disposti a pagare per il superfluo, per uno status symbol come lo schermo al plasma. Nel buio delle nostre case tiriamo la cinghia, arriviamo persino a privarci del pane di bocca, ma quando usciamo (o quando invitiamo i nostri amici a vedere la partita sul nostro megaschermo nuovo di pacca) facciamo finta di passarcela alla grande.

Facciamo proprio come Berlusconi. Che nonostante gli stia andando tutto male, sorride sempre di fronte alle telecamere.

Come il suo presidente, l’Italia fotografata dall’Istat sembra sorridere mentre il Titanic affonda. E non fa nulla per salvare la situazione. Al massimo, tenta la fortuna all’Enalotto… è questa l’Italia che vogliamo?

No, direi di no… l’Italia che ci piace vedere è quella che lotta per i suoi diritti come a Pomigliano, come i professori della Sapienza (nonostante un preside scandaloso li chiami “fannulloni”), come chi si è sollevato contro la legge bavaglio.

La politica nel pallone: Diego Armando Maradona ed il concetto di autorità.

July 3, 2010

Chell’ che fa fa, fa semp’ bbuon’ Nel detto popolare con cui un tifoso napoletano celebra la propria dedizione per Maradona è racchiusa tutta la forza di un concetto particolare come quello di autorità.

In scienza politica il concetto di autorità è definito come un genere particolare di potere “in cui la disposizione ad obbedire in modo incondizionato è fondata sopra la credenza nella sua legittimità”. In due parole l’autorità può essere definita come potere legittimo. Che cosa fa si che un potere sia ritenuto legittimo? Max Weber, uno dei padri della sociologia, parlava di legittimità carismatica (quella dovuta al carattere, alla forza esemplare, al valore del capo), di legittimità legale-razionale (e quindi la legittimità che affonda nella credenza della legalità degli ordinamenti che istituiscono il titolo ed il ruolo di chi detiene il potere) ed ancora di legittimità tradizionale (legata ai valori tradizionali di un popolo, di una nazione, di una comunità ecc.).

Ora, perché questo breve parentesi scientifica è utile ad un blog come questo? Ed ancora come direbbe Di Pietro “che diavolo ci azzecca” Diego Armando Maradona?

Andiamo per gradi: una delle poche cose sensate che si sentono ripetere nel dibattito politico italiano è la presenza nel centro destra e l’assenza nel centro sinistra di un leader. Nel primo caso c’è Silvio, Mr “Ghe pensi mi”, di cui possiamo veramente dire qualsiasi cosa ma non che non sia un leader dotato di carisma (il primo tipo weberiano). Esattamente il discorso contrario vale nel campo del centro sinistra. Il PD ha già cambiato in tre anni altrettanti segretari, il buon Prodi è stato due volte Presidente del Consiglio ed altrettante volte rispedito a casa dall’esplicita sfiducia dei partiti che lo sostenevano. Questi sono dati di fatto, di cui come si è detto si parla da anni. Quello di cui invece non si discute mai è la spiegazione razionale del perché un leader, in politica, sia fondamentale. E qui interviene proprio il concetto di autorità in nostro soccorso.

Ma perché, da definizione, un leader che sia un’autorità ottiene collaborazione e conformità ai suoi comandi ed alle sue indicazioni in maniera quasi incondizionata. Dico quasi perché di tanto in tanto qualsiasi autorità ha bisogno di fornire delle prove, ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Tradotto in termini pratici, ottenere conformità incondizionata significa non dover ad ogni esercizio di potere rafforzare la stessa ricerca di conformità con incentivi puntuali, positivi o negativi. Diciamo dei benefit o dei malus, la cui incessante contrattazione, al contrario, produce per quanto riguarda ad esempio la direzione di un governo, di un partito o di una coalizione inevitabilmente a risultati non solo molto più costosi ma anche meno efficaci. E basta pensare anche solo un istante ai già ricordati governi Prodi o alla turbolenta segreteria del PD targata Veltroni per capire quello che sto cercando di spiegare.

Se dunque come s’è detto, un’autorità ha la capacità di farsi seguire a prescindere, la frase che il tifoso partenopeo dedica a Diego Armando Maradona riassume perfettamente il punto. Da troppi anni in Italia la sinistra non riesce ad esprimere una personalità che venga appoggiata, seguita e supportata con una credenza simile.

Ora facciamo bene attenzione: non sto dicendo che sia necessario seguire un leader politico a prescindere da quello che fa e propone, o dalle vittorie che consegue; sto dicendo però che la presenza di una personalità carismatica che incarni il ruolo di leader permette proprio di scardinare quel gioco al massacro che è diventato l’individuazione di un leader di sinistra che, per almeno una stagione politica, possa costruire un percorso credibile e magari pure vincente in termini elettorali, senza cadere ad ogni battuta d’arresto, senza essere messo in discussione ad ogni occasione in primis dai suoi alleati e dai suoi elettori.

Esattamente, se ci pensiamo bene, quello che è avvenuto tra le fila del centro destra nei momenti di sconfitta elettorale e crisi di consenso. Berlusconi non si è mai mosso dal vertice ed ha rafforzato esattamente il carattere di autorità di cui gode nei confronti del suo elettorato e dei suoi sodali politici. Quando ci si chiede all’indomani dell’ennesima batosta elettorale della sinistra i motivi della sconfitta faremmo bene a riflettere proprio sul concetto di autorità. Ed ancora, tutti coloro che puntano la loro opposizione sulla demonizzazione di Silvio Berlusconi dovrebbero riflettere proprio su come, a fronte di un rapporto di autorità tra leader ed elettorato, il gossip o il “negative campaigning” non riescono a scardinarne le fondamenta.

Ripeto ancora una volta: si cerchino narrazioni alternative, si investa tramite delle primarie competitive e partecipate un leader e si lasci il tempo necessario affinché questo possa rafforzare la sua autorità politica.

P.S. ho scritto questo post appositamente prima della grande sfida da tra Argentina e Germania per un motivo molto preciso: sono pronto a scommettere, proprio perché Diego è considerato un’autorità dai suoi sostenitori, che a prescindere dalla sconfitta o vittoria della sua Argentina chi lo ama continuerà a sostenerlo e chi lo critica continuerà a criticarlo! A prescindere, appunto.

Silvio nel Paese delle meraviglie!

June 9, 2010

Il teatrino della politica di queste ultime 48 ore sta raggiungendo livelli di assurdità di rara e preziosa fattura. Sembra che tutto ruoti intorno al DDL sulle intercettazioni: la maggioranza è spaccata, Silvio blinda il testo del Senato, il Colle è irritato, il popolo viola ed i magistrati protestano, le opposizioni insorgono, e  radio e tv non parlano d’altro. Tutti i politici intervistati nel merito, che siano contrari o favorevoli, esordiscono più o meno così: “in effetti in passato sono stati fatti degli abusi nell’utilizzo da parte della stampa di stralci di intercettazioni…”  Qualcuno poi ne fa derivare l’urgenza della nuova regolamentazione in materia, qualcun altro, invece, si oppone al DDL perché limita gli strumenti nelle mani della magistratura e degli organi inquirenti. Quello su cui, tuttavia, converrebbe riflettere è proprio la premessa di cui sopra, quando si parla degli abusi. Ma a che cosa si stanno riferendo tutti? Ma in che Paese vivono? Ma cosa vedono? Ritornano ossessivamente parole come “gogna mediatica”, “privacy da tutelare”, “diritto a non essere spiati” e così via. Tralasciando l’ipocrisia di avere allevato un popolo di voyeristi, che adora stare a guardare dieci cretini chiusi in una casa per cento giorni, oppure improvvisarsi allevatori,  naufraghi ed artisti, salvo poi lamentare che sui giornali circolano notizie che mettono in mostra il privato dei personaggi pubblici, mi sorge solo una domanda: ma a quanti Italiani, oltre ai politici, al top management dell’imprenditoria italiana, alla fauna che ruota intorno allo spettacolo ed ai criminali di qualsiasi specie (e le categorie possono spesso sovrapporsi) frega veramente qualcosa delle intercettazioni telefoniche? Dirò di più, quanto della deriva pornografica e scandalistica presa dalla stampa e dai media italiani è il risultato della direzione che proprio la classe politica della Seconda Repubblica ha voluto imprimerle?

Ecco dunque che siamo davanti al solito giochino berlusconiano fatto di narrazioni a cui gli Italiani credono, quasi si trattasse di dogmi di fede. Proprio ieri Berlusconi ha dichiarato: “lobby di magistrati e giornalisti hanno finora impedito che si arrivasse ad un testo che difende al 100 per cento la nostra privacy, che in una democrazia è uno dei primi contenuti del nostro diritto alla libertà”

Di colpo ci troviamo immersi in un racconto che descrive una realtà surreale in cui la prima delle preoccupazioni degli Italiani sarebbe quella di sfuggire alle morse di uno stato totalitario di orwelliana memoria. Sarà, ma a soli pochi giorni dalla presentazione di una finanziaria che prevede che soltanto la gente comune (quella che, dati alla mano, continua a regalare milioni di voti a Berlusconi e Bossi) si farà carico della maxi-manovra da 24 miliardi euro, mi sembra che tutta questa urgenza di liberarci dall’invadenza dello Stato Grande Fratello sia l’ennesima mistificazione. A maggior ragione se poi gli stessi che si lamentano sono i più sfegatati supporters delle videocamere ad ogni angolo di strada.

Per completare in grande stile un quadro già così marcatamente delirante ci ha poi pensato ancora Lui, davanti all’assemblea di Federalberghi. “Governare con l’architettura istituzionale prevista dalla nostra costituzione sarebbe un inferno”; progetti politici ottimi ce ne sono, ha poi aggiunto Berlusconi, ma non è possibile tradurli nella realtà per colpa delle regole istituzionali previste dal nostro ordinamento. “Pensi ad un  cavallo e ne esce fuori un dromedario!”

Bersani giustamente ha fatto notare che il Presidente del Consiglio giura, all’inizio del suo mandato, sulla costituzione: in caso di scarso gradimento l’uscita è sempre aperta.

Dalle frequenze di Political TV ci limitiamo ad una sola battuta. All’origine era l’eredità dei comunisti guidati da Prodi, subito dopo la crisi finanziaria, poi Fini il traditore ed ora è il turno della costituzione e dei poteri della magistratura. Insomma, c’è sempre qualcosa o qualcuno che impedisce ad un governo, formato da soli due partiti e con una maggioranza parlamentare tra le più schiaccianti che la storia repubblicana ricordi, di portare a termine le storielle che ha promesso, questa volta senza neanche sfoderare la scrivania in ciliegio, in campagna elettorale. Chissà mai che la storia del cavallo e del dromedario funzioni anche in questo caso!

Intervallo – Quando il narratore non è il problema.

June 5, 2010

Intervallo - Political TV

Ci risiamo, l’ha rifatto un’altra volta. Martedì sera durante la puntata di Ballarò abbiamo assistito all’ennesima telefonata di Berlusconi in diretta tv: al buon Floris è infatti toccato l’ingrato compito di gestire un Premier particolarmente irritato contro gli indici “truccati” di Pagnoncelli, a dire il vero un esempio quasi mitologico della prudenza del sondaggista, e contro il vicedirettore di Repubblica, reo, a detta di Silvio, di essere un bugiardo.

Che cosa è stato a scatenare così tanto le sue ire? Un tema di quelli caldi, tanto per lui quanto per il suo elettorato: tasse ed evasione fiscale. Una questione, per intenderci, di primissimo ordine nella costruzione del consenso berlusconiano e su cui, non a caso, la differenza tra centro-sinistra e centro-destra viene percepita come più marcata. Nella fattispecie il pomo della discordia è stata l’accusa, mossa dal giornalista di Repubblica a Berlusconi, di aver preso posizioni che avrebbero incentivato l’evasione fiscale, cosa che in tempo di vacche magre e sacrifici nazional-popolari risuona particolarmente insopportabile. Ora, il punto non è tanto stabilire se Berlusconi incentivi l’evasione, cosa tra l’altro confermata dalla ricorrenza nelle sue parabole politiche di concetti come “stato di polizia tributaria” o “mettere le mani nelle tasche degli Italiani”, né se il Berlusconi tris abbia cambiato rotta nella lotta contro gli evasori, cosa a dir poco bizzarra se ci ricordiamo il condono fiscale targato Tremonti o la depenalizzazione dei reati fiscali, piuttosto è interessante prendere spunto per ragionare sui modi più efficaci di colpire il nesso tra Berlusconi ed il suo famigerato consenso popolare.

Il berlusconismo, termine che descrive la discesa in campo dell’imprenditore Silvio Berlusconi a suon di plebisciti popolari, è in buona sostanza nient’altro che una narrazione. Lo ha capito prima e meglio degli altri Nichi Vendola, che non a caso vince le elezioni quando si candida e che continua a chiedere che il centro sinistra italiano si faccia a sua volta portatore di un racconto alternativo.

Non posso in questa sede descrivere nella sua interezza il berlusconismo, ma per ricollegarmi a quanto detto fin qui basta pensare a quanta parte gioca in esso proprio la promessa di uno stato minimo e poco ingombrante nella vita (leggi tasche) degli italiani. E’ invece utile sottolineare che ogni narrazione politica coincide esattamente con un racconto a cui gli elettori possono credere o non credere.  Nel nostro caso troviamo da una parte Silvio, con tutto quello che rappresenta agli occhi degli Italiani (ricco, donnaiolo, imprenditore, showman ecc.) e dall’altra il famigerato popolo della libertà che tanto lo ama e che continua a votarlo. In mezzo ci sta invece il racconto, le promesse e la visione che Berlusconi ha imposto nell’arena politica e nella società italiana.

Ora, opporsi al racconto berlusconiano colpendo l’immagine di Berlusconi, direi il vero sport nazionale del centro sinistra italiano, ha fatto sicuramente la fortuna di diversi personaggi, anche politici (si pendi all’IDV), ma non ha fatto perdere né calare il consenso che Silvio riscuote tra gli Italiani.

E questo perché se tu vuoi spiegare a qualcuno che un racconto, che lo convince, non merita invece alcun credito, non devi evidenziare che chi lo racconta è un personaggio negativo (o meglio non solo) ma dovresti riuscire a dimostrare che quel racconto non lo riguarda. La figura del narratore non è mai il punto, è la narrazione che va smascherata!  Ad un bambino a cui si spiega che Babbo Natale non esiste, non si dice che il papà che si è travestito con la barba bianca ed il costume rosso è un impostore, ma si fanno vedere gli scontrini di chi ha pagato i giocattoli che ha trovato sotto l’albero. Il bambino continuerà ad amare il Natale ma smetterà di credere a Babbo Natale.

Così per contrastare la credenza nel berlusconismo che caratterizza il tipico elettore del PDL,  non serve più raccontare che Silvio è stato indagato per corruzione, che è un gaffeur di fama internazionale, che è immerso in un conflitto di interessi di dimensioni macroscopiche, che potrebbe aver avuto una relazione ambigua con una minorenne o che si è tenuto in casa un mafioso come stalliere, ma gli si deve spiegare che tutto ciò che Berlusconi rappresenta e gli promette non è per lui, non lo ha riguardato fino ad adesso e non lo riguarderà mai. Signori, non si scappa, se tutti gli elettori di Berlusconi avessero davvero ottenuto quello che si aspettavano da lui, nessuna opposizione avrebbe mai possibilità di invertire i rapporti di forza. Ed invece più soldi, più guadagni, più libertà, il successo facile, il fare ed amare, i tagli alle tasse, le ville, le crociate contro la giustizia comunista che ti osserva e ti intercetta, sono un racconto che parla “ai” milioni di elettori di Berlusconi ma che non parla “dei” milioni di elettori di Berlusconi.  

Si crede in via emotiva nella figura del leader carismatico ma si crede in maniera molto più razionale al proprio tornaconto. Dipingere i difetti del capo, e di tutti i cortigiani che gli fanno compagnia, non fa cambiare il voto di chi crede nelle sue storielle e quindi in lui: è invece solo rompendo il legame tra le storielle e la comunità dei credenti che si ottiene l’effetto di smascherare il narratore e magari si riesce a fargli perdere qualche voto.

Ultimamente mi sembra che sotto questo punto di vista l’opposizione stia facendo qualche timido passo nella direzione giusta, era ora, ma il tutto chiaramente da solo ancora non basta. Manca infatti un racconto alternativo: l’uomo ha sempre bisogno di credere in qualcosa, non gli si può chiedere di non credere in nulla!

L’Avvocato Del Diavolo – Il male trova sempre una strada…

June 1, 2010

L'avvocato Del Diavolo - Nirenstein

È una storia pazzesca, che ha fatto il giro del mondo in 5 minuti. Da brividi. L’abbiamo letta, sentita e vista su tutti i media: un commando di soldati israeliani si cala di notte, da un elicottero su una nave di cooperanti. Nasce una colluttazione tra i militari e i cooperanti (questi ultimi armati di bastoni), e i soldati sparano. 19 morti.

A prescindere dalla posizione che possiamo avere sul conflitto israelo-palestinese, mi sembra elementare che non si possa che condannare chi risponde a un’azione politica, civile e pacifica (quella della flottiglia) con un’azione militare e violenta (quella di Israele). Israele ha sicuramente vinto lo scontro militare con i cooperanti: non ci voleva Rambo né un cuor di leone, visto che erano fucili contro bastoni. Ma Israele ha perso la battaglia politica: il mondo è indignato, giustamente, e non convincono le parole di Netanyahu, Lieberman e altri israeliani che difendono a spada tratta i loro militari.

Anche la politica italiana commenta il fatto. Frattini chiede spiegazioni a Israele (giustamente, visto che c’erano anche italiani sulla nave), e la condanna è più o meno chiara da parte di tutta l’opposizione. Tra la maggioranza invece spiccano i soliti noti a fare gli avvocati del diavolo. Spiccano per tempismo Mantica e la Nirenstein. Mentre Mantica difende Israele perché, nella vita, in qualsiasi conflitto ha deciso di schierarsi con il più forte (oggi è Israele, domani è Berlusconi, e via così), la Nirenstein invece è molto più preoccupante. Dopo aver letto le se dichiarazioni sui giornali, sono andato a vedere il suo blog, e ho visto le sue posizioni sul conflitto mediorientale nei mesi scorsi. E sono rimasto senza parole. Vi riporto qui i titoli di alcuni post significativi:

– “L’Onu è il vero ostacolo alla pace”

– “L’Europa vuol dividere Gerusalemme in due per regalarla agli arabi”

– “La pressione di Obama per gli insediamenti: un inutile siparietto”

E così, sbigottito, mi chiedo: ma chi può mai essere d’accordo con questa persona? Chi può denigrare sistematicamente tutti i tentativi di portare la pace tra Israele e Palestina? Dall’Onu, a Obama, all’Europa. Nessuno escluso. Di chi è espressione questa scellerata visione della politica estera? Scorro qualche pagina l’elenco dei post di Fiamma Nirenstein, e capisco quale forza politica si rispecchia in lei. È lui l’amore – corrisposto – di Fiamma.

“Silvio, amico sincero”: un bene raro per Israele

L’amore di Israele per Silvio? Lui sfida il politically correct

Eccoci qua. E per una volta (l’unica) io e Fiamma siamo d’accordo. Berlusconi sfida davvero il “politically correct”. Sì, Berlusconi li sfida uno alla volta: prima sfida il “politically” e poi il “correct”. La Nirenstein invece sfida l’umanità e la pace per difendere ciecamente uno stato che ha scelto la via della violenza e dell’odio.