Posts Tagged ‘Leghisti’

La politica nel pallone – Doppi Fini

July 17, 2010
La Politica Nel Pallone - Doppi Fini

La Politica Nel Pallone - Doppi Fini

La Russa intitola la Coppa Italia 2010-2011 ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Anch’egli sta cercando consensi tra chi è stufo delle sparate leghiste sulla presunta superiorità del Nord e sulla secessione. Anche Fini, ormai da qualche tempo, va nella stessa direzione difendendo l’Unità d’Italia, e polemizzando all’occorrenza con Tremonti, Bossi o altri esponenti della maggioranza. Da quando i finiani si sono pubblicamente allontanati dal capezzale di Berlusconi, Gianfranco è diventato un competitor dichiarato per La Russa, così come per tutti coloro che hanno scelto di restare fedeli all’Imperatore (Cesare) fino all’ultimo. All’orizzonte, si stagliano movimenti tellurici che ricomporranno il sistema partitico in modalità inedite, e la competizione tra i (futuri) avversari è già cominciata, per accaparrarsi “fette” di elettorato. Mentre ciò accade, i leghisti cincischiano con Totti. Che si stiano perdendo qualcosa?

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Bossi porta sfiga!!! – L’altra faccia della personalizzazione della politica

June 24, 2010

Bossi Nel Pallone

Una delle poche volte che la Lega è costretta a fare marcia indietro. Scegliendo il più classico degli schemi comunicativi berlusconiani: lo “scherzavo, non dicevo mica sul serio”. L’uscita di Bossi ha costretto i suoi vicari a prendere posizioni più concilianti. Come Zaia, costretto a dirsi tifoso della nazionale e a rilasciare imbarazzanti interviste sulla sua situazione gastro-intestinale per far tornare lo share della Lega a livelli accettabili.

Questo episodio è il lato oscuro della personalizzazione politica: la percezione pubblica e la posizione dei partiti sono sempre più indissolubilmente legate al leader, alle sue caratteristiche e alle sue dichiarazioni sui media. E la Lega è nelle mani di una famiglia (i Bossi) che sono sempre sul crinale della decenza.

Tra l’altro, calcisticamente parlando, gli “auguri” di Bossi alla vigilia della partita con la Slovacchia suonano menagrami. Per contrastarli, vi linkiamo gli scongiuri del mitico Lino. Speriamo che facciano effetto!!!!

La Padania e la Nutella

June 19, 2010

I leghisti si danno da fare: dopotutto siamo sotto la luna di Pontida, che come recita il fantozziano spot sul sito della Lega è il “sacro prato in terra bergamasca”. E si vede che questo evento li ispira particolarmente, perchè ogni giorno c’è del nuovo materiale per la nostra rubrica Padania’s Got Talent.

Questa volta non è un leader a essere l’oggetto della nostra attenzione, ma il giornale La Padania di venerdì 18 giugno 2010. Guardate qui sotto la prima pagina del quotidiano del Carroccio.

La Padania. 18 giugno 2010.

Ora, io non pretendo che tutti i giornali debbano essere uguali. Tuttavia credo che sia di buon senso esigere che un quotidiano “informi” su quello che accade nel mondo. Che lo racconti, anche a modo suo.

Gli altri quotidiani il 18 giugno 2010 hanno pubblicato diverse notizie:

Il Corriere ha aperto con la notizia della condanna di De Gennaro per i fatti diGenova 2001;

La Repubblica con il ddl di Tremonti che vuole modificare l’art.41 della Costituzione;

La Stampa con De Gennaro e il “sì” dell’Ue sulla tassa sulle Banche;

… e via dicendo.

La Padania invece no. In prima pagina pubblica “Lega garazia di buon governo” e una fotonotizia altrettanto grande con “giù le mani dalla nutella”. E ovviamente, in fondo pagina, una bella pubblicità negativa contro gli immigrati: “uno straniero su 4 lavora in nero”. Non si dice che questi stranieri in nero lavorano per gli imprenditori leghisti del bergamasco e del bresciano. E che sono questi ultimi a guadagnare di più dal lavoro in nero. Non si parla di nulla che potrebbe mettere in luce le difficoltà del governo. No. Pensiamo a quanto è buona la Nutella, che è meglio.

Ogni volta che penso ai leghisti, resto basito. Ma davvero qualcuno ancora pensa che la Lega sia un partito serio?

Padania’s Got Talent – Maroni fa lo gnorri

June 3, 2010

Padania's Got Talent

È veramente tragicomico, tra le notizie che arrivano dal mondo come la denuncia dei pestaggi israeliani sulle navi della flottiglia o l’inarrestabile marea nera che avanza nel golfo del Messico, vedere il teatrino italiano che scorre noncurante. Il fenomeno (da baraccone) di oggi è Maroni, che davanti alle accuse di Napolitano fa lo gnorri e dice: «no, avete capito male, non c’è nessun significato politico nella mia assenza a Roma».

Maroni, come tutti i leghisti, si barcamena tra le poltrone romane (che tiene ben strette) e l’immagine che vorrebbe dare di sé al Nord. La gente di Varese (e qui sta il problema) ancora vota la Lega pensando che in questo modo venga rappresentata la loro protesta contro la “Roma ladrona”. E i leghisti fanno di tutto per farglielo pensare: Maroni non va alle feste comandate della Repubblica, il Trota dice che non segue la nazionale di calcio, Bossi un giorno sì e l’altro pure ne spara una nuova. Insomma fanno una fatica bestiale e spendono un sacco di energie per far credere questa favola agli italiani del Nord. L’importante è che sui media vengano riportate queste notizie, e che la gente creda che la Lega è contro gli sprechi romani.

Ma quando i riflettori e le telcamere si spengono, e i fotografi e i giornalisti se ne vanno, quatti quatti, i leghisti tornano a occupare le loro poltrone romane. Seduti alla tavola di Berlusconi. E insieme ai Mastella e ai Cosentino. Macchè Padania… buon appetito.

Padania’s Got Talent – Quando la Lega se ne frega

May 18, 2010

Si è quindi conclusa la prima edizione di Italia’s got talent con la vittoria di Carmen Masolo, cantante soprano di Novara. E chissà che anche il governatore piemontese Cota non decida di premiarla; o, magari una giovane trota presa dall’entusiasmo, non proponga un’edizione ad hoc per i 150 anni di quella cosa comunemente chiamata Italia (a volte Paese, raramente Stato, mai Repubblica): l’istituzione di uno show dei talenti in chiave celtica. Ci sarebbero già i giochi padani. Dove memorabile fu una medaglia d’oro, sui 60 metri, al secondo genito del senatur (pescolino rosso?) anni fa. Pero qui si tratta di cercare linfa nuova da mettere ai vertici del partito più vecchio d’Italia (sigh), per rimpiazzare gli attuali leader; quelli sì usciti vincitori da qualche tiro alla fune o taglio del tronco. Ma i tempi cambiano, e nell’era tecnologica un ragazzino che s’inventa sul web un giochino il cui scopo è sparare alle imbarcazioni clandestine che arrivano sulle coste della Penisola. E fa il pieno di consensi… Boom! Buon sangue non mente.

Il “padroni a casa nostra” è allora il vero talento che il “padano da monta” deve avere: la difesa del proprio territorio (un istinto animale). Dall’attacco di un nuovo Federico Barbarossa e il suo temibile esercito? Macché! Da un manipolo di disperati stanchi e denutriti. Chissà se anche loro entreranno nei libri di storia: gli immigrati, i residui della società moderna. Ieri era la loro sleale concorrenza a farli temere, “ci tolgono il posto di lavoro”, oggi è la loro feroce natura a renderli criminali, “stuprano, spacciano e rubano”. Minate le nostre sicurezze, brancoliamo nella paura in attesa di qualcosa o qualcuno che ci salvi; e qui entrano in campo Bossi e compagnia. Meno male che la Lega c’è. La Padania per il momento (e per fortuna) ancora no.

Eredi del leggendario Alberto da Giussano, si (auto)proclamano difensori della Sacra Madre Patria; nazionalisti si direbbe, se non fosse che la loro idea di nazione non è esattamente quella più consona a uno stato-di-diritto. Fatto sta che, mascherandosi da paladini della ricchezza padana, danno abito a tutte le più becere forme d’intolleranza verso il diverso. Un diverso che guarda caso “gode” di uno status sociale decisamente inferiore: un pezzente, mai un figo. D’altra parte, se un australiano venisse in Italia irregolarmente, forse qualcuno si sentirebbe minacciato dalla sua presenza? Nessuno, ipocrita chi pensa il contrario. Passerebbe inosservato anzi, persino lodato: un tipo cool. Un somalo invece no. A lui tocca un destino differente, e sarà sempre apostrofato come un semplice “negro di merda”. E per questo pericoloso, quando in realtà semplicemente affamato.

Difficile credere che un immigrato lasci il suo paese e la sua famiglia solo per delinquere a casa di qualcun altro. Oltretutto dopo un percorso infernale; un “viaggio della speranza” di mesi, stretto su un gommone o nascosto sotto un camion. Poi, toccata terra, sfoga le sue passioni sessuali, entra nell’altrui proprietà e vende droga? Sarebbe grottesco. In mente avrà avuto qualcos’altro, forse s’immaginava un’accoglienza più umana. Peccato che non può sapere: parte da disperato, quindi disinformato. No, se solo sapesse tornerebbe subito indietro, “a casa sua”. Purtroppo però non ha più i mezzi ed è costretti a rimanere. E a sopravvivere.

Pensare che il fondatore del movimento, l’Umberto, una volta gridava, “con i fascisti mai”, quando l’ultimo arrivato, il Silvio, gli presentava Gianfranco. Salvo poi minacciare una marcia su Roma, “stiamo oliando i kalashnikov”, e votare una legge che porta la mente ai favolosi anni trenta: l’introduzione del reato di clandestinità. Le mode si sa, ritornano.

La sicurezza non è legata alla clandestinità, ma alla povertà: non sono pericolosi, hanno fame. Perché non dargli da mangiare? “Vengono a casa nostra e li dobbiamo pure mantenere”, la pronta replica. La verità è pero che ci costerebbero meno . E’ gente che si accontenterebbe anche solo dei nostri avanzi. Il cui costo è pari a zero, o comunque irrisorio. Una spesa ridicola rispetto a quello che sperperiamo, per esempio, per impianti di sicurezza, o per un Full HD che poi abbiamo paura ci rubino. Diamogli un piatto di pasta e sia finita! Ma a casa nostra, come amici; che forse non è poi cattiva gente.

Purtroppo è troppo facile prendersela con il più debole, e scaricargli addosso le colpe di uno Stato che paga con l’insicurezza collettiva, il saccheggio indiscriminato del suo cuore pulsante: Roma, la sede del potere. La Capitale mai accettata. La città che, seppur eterna, mai sarà come Londra per gli inglesi o Parigi per i francesi. Su questo la Lega ci aveva visto giusto. Peccato che nonostante i buoni propositi abbia in realtà contribuito a questo scempio pubblico, non opponendosi, bensì mischiandosi, con un sistema marcio e malandato. Così, neanche un centesimo capitolino prende la via padana, restando al massimo nelle tasche del Carroccio.

C’era una volta “Roma ladrona”. Lo era, anzi lo è. Però adesso non se ne parla più. Ora che le camicie verdi (o foulard, cravatte, fazzoletti) adornano i palazzi Chigi e Madama, (Grazioli è per il by night) nessuno dice più niente, tutto rimane come prima. Aumenta solo la propaganda. Calderoli fa il Nerone e brucia “375mila leggi inutili” e la gente gli crede. Senza sapere che le norme totali del Paese siano in realtà meno di 150mila. Sorvolando i ricordi mal auguranti dei falò-spettacolo nella storia, vien da chiedersi cos’altro sia finito tra le fiamme. Forse i verbali di quando a Pontida definivano la Fininvest un’azienda mafiosa  e il suo padrone un piduista bugiardo. Chissà. L’anticasta Gianantonio Stella, con la puntuale eleganza, ha subito fatto due calcoli: per promulgare tale quantità di emendamenti, tutti i governi, nei 150 anni dell’Italia (comprensivi di monarchia e dittatura), avrebbero dovuto confezionare (lavorando tutti i giorni, anche durante le guerre), circa 7,8 leggi al giorno: una ogni ora! Beato chi ci crede.

E comunque, tra le leggi inutile bruciate dal ministro per la Semplificazione Normativa (mai ministero fu peggio assegnato), alcune le aveva promulgate lo stesso governo di cui fa parte. Complimenti, ma a che servivano? Tanto per avere un’idea sul personaggio, è quello che pochi anni ha firmato l’attuale legge elettorale (che non ci consente di votare chi vogliamo), andando poi in televisione a definire tale provvedimento “una porcata” . Viva la sincerità!

Evidentemente la Lega non riesce a fare quello che promette in campagna elettorale, ma dà l’idea di riuscirci. E questo piace; ai votanti dai pensieri annebbiati. Certo avere un alleato con l’hobby della televisione contribuisce, e non poco, a rendere il prodotto più appetibile: così il governo non è più ladro neanche quando grandina e i votanti possono mettere a nanna il cervello fino alla prossima tornata elettorale. La Tv commerciale è gratuita, la buona pubblicità però si paga. Il prezzo della Lega è stato mettersi una benda davanti agli occhi e ossequiare il grande capo con l’unica promessa che è riuscito a mantenere con gli elettori: l’abolizione della tassa sulla prima casa. “Via l’Ici” disse Silvio. E così fu. Il partito battagliero, quello dei “discendenti dei partigiani” (Bossi dixit), che minacciava lo sciopero fiscale invitando il popolo a dare “i soldi ai Comuni”, ha avallato senza opporre resistenza l’abolizione dell’unica tassa nazionale che finiva direttamente nelle casse (piangenti) dei Municipi. Il tutto dovendo anche recitare la parte di quelli orgogliosi di averlo fatto. Ma ai padani non far sapere che il provvedimento ha reso, ancor di più, i Comuni succubi del potere centrale. E quindi (fa più effetto) schiavi di Roma. Coerenza? Zero. Come i risultati.

di fabio_deste