La politica nel pallone. Tutto quello che la sinistra dovrebbe imparare dalle Furie Rosse!

July 12, 2010 by

La Spagna ha vinto il mondiale, firmando un clamoroso bis dopo la vittoria dell’Europeo di due anni fa.

Le furie rosse hanno da sempre un motto calcistico molto chiaro: “chi ha la palla tra i piedi conduce il gioco”. E quindi premiano i giocatori tecnici e di qualità in grado di mantenere sempre l’iniziativa in qualsiasi reparto ed in qualsiasi momento della partita.

Dovremmo imparare molto da questa filosofia, nella vita di tutti i giorni ma soprattutto in politica.

Vince chi conduce le danze, chi non va a rimorchio dell’avversario, chi sa costruire da solo la propria partita  ed allena da sempre i suoi giocatori a tenere in mano il pallino del gioco.

Da sempre, fin da quando sono poco più che ragazzi: così i vari Piquet, Xavi, Fabregas, Iniesta, Pedro, Busquets si trovano a meraviglia e fanno parte di un’orchestra rodata che suona una musica vincente e di qualità.

Proporrei di mandare in ritiro con loro tutta la classe politica del centro-sinistra italiano…direi che sarebbe una scuola politica senza eguali!

Gianfranco e il declino dell’Imperatore

July 7, 2010 by

Amici Di Gianfranco

Continua la saga di Gianfranco e i suoi amici. Oggi, Repubblica da i numeri: il peso di questo “terzo polo” (Partito della Nazione, Generazione Italia, Api, Mpa, Montezemolo) sarebbe del 22%. Silvio senza Gianfranco raccoglierebbe un 41%. Al PD spetterebbe il 36%. In picchiata la sinistra con uno striminzito 1%.

Le perplessità metodologiche sono forti: il panel su cui è fatto il sondaggio è di 1000 persone, e nonostante tutte le accortezze per stratificarlo è difficile che rappresentino correttamente più di 60 milioni di abitanti. Tuttavia questi numeri, se fossero anchesolo in minima parte affidabili, fanno presagire i possibili schieramenti che si possono configurare nel futuro prossimo.

Il Financial Times titola “Berlusconi entra in acque pericolose“. Franco scrive sul corriere che il progetto del Popolo delle libertà è in affanno. Per capire il basso indice di gradimento di Berlusconi basta leggere l’editoriale di Galli della Loggia, che descrive un presidente non-politico che invece di indicare una proposta nuova e ardita all’Italia prescrive solo “degli zuccherosi placebo a base di nulla”.

Gianfranco a gonfie vele insomma, e il premier con sempre meno voglia di scherzare, che scappa anche di fronte a una ragazza in bikini che in Brasile gli si offre come regalo. Niente, non si fa vedere. Non fa il brillante.

Berlusconi è in difficoltà. E Gianfranco prende forza. Stiamo finalmente assistendo al declino politico dell’Imperatore?

Toccatemi tutto ma non il mio plasma…

July 6, 2010 by

Toccatemi Tutto Ma Non Il Mio Plasma...

Gli italiani preferiscono mangiare meno ma non rinunciano alla TV. Lo afferma una recentissima ricerca ITSTAT sui consumi delle famiglie.

Sullo sfondo, la crisi economica: spese sanitarie (come medicinali o visite mediche) in calo; generi alimentari in calo (tra cui il pane che cala del 50%). Aumenta invece l’acquisto di televisori (indotto anche dal passaggio al digitale terrestre) e di giochi di stato: Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che la crisi c’è, e la stiamo pagando. Ma siamo anche disposti a pagare per il superfluo, per uno status symbol come lo schermo al plasma. Nel buio delle nostre case tiriamo la cinghia, arriviamo persino a privarci del pane di bocca, ma quando usciamo (o quando invitiamo i nostri amici a vedere la partita sul nostro megaschermo nuovo di pacca) facciamo finta di passarcela alla grande.

Facciamo proprio come Berlusconi. Che nonostante gli stia andando tutto male, sorride sempre di fronte alle telecamere.

Come il suo presidente, l’Italia fotografata dall’Istat sembra sorridere mentre il Titanic affonda. E non fa nulla per salvare la situazione. Al massimo, tenta la fortuna all’Enalotto… è questa l’Italia che vogliamo?

No, direi di no… l’Italia che ci piace vedere è quella che lotta per i suoi diritti come a Pomigliano, come i professori della Sapienza (nonostante un preside scandaloso li chiami “fannulloni”), come chi si è sollevato contro la legge bavaglio.

La politica nel pallone: Diego Armando Maradona e la conferma del concetto di autorità!

July 5, 2010 by

Dovrebbe valere come controprova di quanto scritto nell’ultimo post, dedicato a Maradona ed al concetto di autorità.

Nonostante una brutta sconfitta della sua Argentina contro i Tedeschi, chi ama Diego lo sostiene sempre. A prescindere, come si diceva! 

Quanto ne servirebbe uno così alla sinistra italiana: criticato da stampa ed establishment, ma adorato dal popolo!

La politica nel pallone: Diego Armando Maradona ed il concetto di autorità.

July 3, 2010 by

Chell’ che fa fa, fa semp’ bbuon’ Nel detto popolare con cui un tifoso napoletano celebra la propria dedizione per Maradona è racchiusa tutta la forza di un concetto particolare come quello di autorità.

In scienza politica il concetto di autorità è definito come un genere particolare di potere “in cui la disposizione ad obbedire in modo incondizionato è fondata sopra la credenza nella sua legittimità”. In due parole l’autorità può essere definita come potere legittimo. Che cosa fa si che un potere sia ritenuto legittimo? Max Weber, uno dei padri della sociologia, parlava di legittimità carismatica (quella dovuta al carattere, alla forza esemplare, al valore del capo), di legittimità legale-razionale (e quindi la legittimità che affonda nella credenza della legalità degli ordinamenti che istituiscono il titolo ed il ruolo di chi detiene il potere) ed ancora di legittimità tradizionale (legata ai valori tradizionali di un popolo, di una nazione, di una comunità ecc.).

Ora, perché questo breve parentesi scientifica è utile ad un blog come questo? Ed ancora come direbbe Di Pietro “che diavolo ci azzecca” Diego Armando Maradona?

Andiamo per gradi: una delle poche cose sensate che si sentono ripetere nel dibattito politico italiano è la presenza nel centro destra e l’assenza nel centro sinistra di un leader. Nel primo caso c’è Silvio, Mr “Ghe pensi mi”, di cui possiamo veramente dire qualsiasi cosa ma non che non sia un leader dotato di carisma (il primo tipo weberiano). Esattamente il discorso contrario vale nel campo del centro sinistra. Il PD ha già cambiato in tre anni altrettanti segretari, il buon Prodi è stato due volte Presidente del Consiglio ed altrettante volte rispedito a casa dall’esplicita sfiducia dei partiti che lo sostenevano. Questi sono dati di fatto, di cui come si è detto si parla da anni. Quello di cui invece non si discute mai è la spiegazione razionale del perché un leader, in politica, sia fondamentale. E qui interviene proprio il concetto di autorità in nostro soccorso.

Ma perché, da definizione, un leader che sia un’autorità ottiene collaborazione e conformità ai suoi comandi ed alle sue indicazioni in maniera quasi incondizionata. Dico quasi perché di tanto in tanto qualsiasi autorità ha bisogno di fornire delle prove, ma questo è un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Tradotto in termini pratici, ottenere conformità incondizionata significa non dover ad ogni esercizio di potere rafforzare la stessa ricerca di conformità con incentivi puntuali, positivi o negativi. Diciamo dei benefit o dei malus, la cui incessante contrattazione, al contrario, produce per quanto riguarda ad esempio la direzione di un governo, di un partito o di una coalizione inevitabilmente a risultati non solo molto più costosi ma anche meno efficaci. E basta pensare anche solo un istante ai già ricordati governi Prodi o alla turbolenta segreteria del PD targata Veltroni per capire quello che sto cercando di spiegare.

Se dunque come s’è detto, un’autorità ha la capacità di farsi seguire a prescindere, la frase che il tifoso partenopeo dedica a Diego Armando Maradona riassume perfettamente il punto. Da troppi anni in Italia la sinistra non riesce ad esprimere una personalità che venga appoggiata, seguita e supportata con una credenza simile.

Ora facciamo bene attenzione: non sto dicendo che sia necessario seguire un leader politico a prescindere da quello che fa e propone, o dalle vittorie che consegue; sto dicendo però che la presenza di una personalità carismatica che incarni il ruolo di leader permette proprio di scardinare quel gioco al massacro che è diventato l’individuazione di un leader di sinistra che, per almeno una stagione politica, possa costruire un percorso credibile e magari pure vincente in termini elettorali, senza cadere ad ogni battuta d’arresto, senza essere messo in discussione ad ogni occasione in primis dai suoi alleati e dai suoi elettori.

Esattamente, se ci pensiamo bene, quello che è avvenuto tra le fila del centro destra nei momenti di sconfitta elettorale e crisi di consenso. Berlusconi non si è mai mosso dal vertice ed ha rafforzato esattamente il carattere di autorità di cui gode nei confronti del suo elettorato e dei suoi sodali politici. Quando ci si chiede all’indomani dell’ennesima batosta elettorale della sinistra i motivi della sconfitta faremmo bene a riflettere proprio sul concetto di autorità. Ed ancora, tutti coloro che puntano la loro opposizione sulla demonizzazione di Silvio Berlusconi dovrebbero riflettere proprio su come, a fronte di un rapporto di autorità tra leader ed elettorato, il gossip o il “negative campaigning” non riescono a scardinarne le fondamenta.

Ripeto ancora una volta: si cerchino narrazioni alternative, si investa tramite delle primarie competitive e partecipate un leader e si lasci il tempo necessario affinché questo possa rafforzare la sua autorità politica.

P.S. ho scritto questo post appositamente prima della grande sfida da tra Argentina e Germania per un motivo molto preciso: sono pronto a scommettere, proprio perché Diego è considerato un’autorità dai suoi sostenitori, che a prescindere dalla sconfitta o vittoria della sua Argentina chi lo ama continuerà a sostenerlo e chi lo critica continuerà a criticarlo! A prescindere, appunto.

Intervallo – Quando il fondo del barile non arriva mai!

June 30, 2010 by

Intervallo - Political TV

Tengono banco in questi giorni le polemiche scaturite intorno alla nomina a ministro senza portafoglio né delega di Aldo Brancher. Un perfetto sconosciuto, almeno al grande pubblico, ma di cui basta leggere la biografia per capirne la machiavellica abilità di trovarsi sempre, come direbbero gli americani, in the right place at the right time! Il ritratto che ne traccia Filippo Ceccarelli è in questo senso davvero imperdibile.

L’affaire Brancher presenta almeno due risvolti degni di nota.

In primo luogo il mistero sulla sostanza dei suoi incarichi: pare non ci sia nessuno in tutta la Roma Imperiale che sappia dire con un minimo di precisione di cosa si debba occupare il buon Brancher: la delega originaria all’Attuazione del Federalismo Amministrativo e Fiscale si è infatti già magicamente trasformata in quella alla Sussidiarietà ed al Decentramento. Misteri capitolini!Lo stesso Brancher, balbettante, aveva provato a risolvere l’enigma con una tautologia: “le mie deleghe sono quelle riportate sulla Gazzetta Ufficiale”! Peccato, però, che tutta la modulistica si trovi ancora sulla scrivania di Silvio, in viaggio diplomatico in Brasile e quindi con ogni probabilità impegnato per tempo indefinito tra le spiagge di Copacabana.  

In secondo luogo, poi, a finire nella bufera mediatica e politica è stato il primo encomiabile atto ufficiale del neoministro: la richiesta di avvalersi del legittimo impedimento per poter disertare l’udienza del prossimo 5 luglio che lo vede imputato nel processo Bpi-Antonveneta. Ora, la sfacciataggine di questa operazione è così palese e malcelata che è riuscita in un record politico eccezionale: aver messo d’accordo Finiani, leghisti, Di Pietristi, ed ancora rossi, bianchi e viola. Il fuoco incrociato, amico e nemico, che ha investito il nostro novello Talleyrand, abile tessitore delle trame politiche della seconda repubblica, si è infatti scatenato tanto dai banchi dell’opposizione, quanto da quelli della maggioranza, fino ad arrivare a meritare un colpo di grazia sparato direttamente dal Colle. Tutti a sottolineare l’inopportunità di questo primo atto ed a richiederne l’inevitabile dietrofront.

L’aspetto che tuttavia mi sembra più grave in tutta la vicenda non è tanto l’inammissibilità per forma, tempi e sostanza della richiesta (del resto… fatta la legge trovato l’inganno) bensì, astraendo dal singolo caso, il fatto che siamo davanti all’ennesima riprova dell’utilizzo negoziale che il centro destra italiano sistematicamente fa dei ruoli di governo e degli incarichi politici. Tutti coloro che hanno in qualche modo favorito gli interessi del grande capo devono essere ricompensati, anche a legislatura avanzata, con una bella nomina a viceministro, a sottosegretario o direttamente a ministro, senza nemmeno trascurare la possibilità di ricorrere all’invenzione ex novo di un ministero o di una delega ad hoc. Un mercimonio fatto e finito tra fedeltà ed incarichi, che avrebbe travolto la credibilità dell’attività di qualsiasi governo al mondo, e che in Italia ha definitivamente avariato lo stesso significato del ruolo di ministro: l’incarico ministeriale sta infatti progressivamente perdendo il suo carattere di funzione esecutiva per assumere sempre più spesso quello di gratifica, di ricompensa, quasi di onorificenza (tra l’altro, considerata nelle fila berlusconiane del massimo grado grazie ai poteri taumaturgici che il legittimo impedimento le ha fornito).

Per informazioni chiedere a Bertolaso, alla Santanché, alla Gelmini, alla Carfagna o a Bondi! Competenza ed esperienza sono optional nei processi di nomina, l’unica virtù apprezzata è quella di essere uomini fedeli.  In questo caso anche di fede.

Silvio Desperado: Federica Gagliardi, Noemi, Patrizia, e tutte le altre

June 28, 2010 by

Silvio Desperado

Ecco che torna il tormentone estivo del “Berlusconi sex scandal”. Dopo i festini con Topolanek, le voci su Noemi, le telefonate piccanti con Patrizia, le dicerie sul lettone di Putin, c’è una nuova fonte di racconti a sfondo sessuale sul vecchio premier: Federica Gagliardi, avvenente assistente della Polverini che Silvio si è portato con sé al G8.

Chi non capisce il motivo di questa trovata, dovrebbe leggersi il libro “Storytelling. La fabbrica delle storie” di Christian Salmon. Nel testo si parla dell’utilizzo dello storytelling in politica, e della “tecnica di Shahrazad”, che ha fatto vincere il secondo mandato a Bush, contro ogni aspettativa.

La tecnica consiste in un semplice principio: quando la politica vi condanna a morte, cominciate a raccontare storie. Storie così favolose, così accattivanti, così ammalianti che il re (o in questo caso i cittadini elettori che in teoria governano i sistemi democratici) dimenticherà la vostra condanna a morte.

Silvio con i suoi ammiccamenti alla sua vita sessuale sta cercando di distogliere l’attenzione dal suo calo di popolarità, con la complicità dei media. I quali, essendo in costante ricerca di scoop non possono tralasciare notizie di gossip di questo calibro, che sono tra le preferite in assoluto delle audiences mondiali.

È lo stesso principio per cui ad ogni elezione Silvio distoglie l’attenzione dai programmi elettorali e punta tutto sullo scontro tra il Bene e il Male, tra l’Amore e l’Odio, tra il Comunismo e la Libertà, ricreando lo schema archetipico delle narrazioni mitologiche più antiche dell’umanità.

Allo stesso modo, quando la popolarità è in calo e il governo è sulla graticola a causa delle sue scellerate scelte politiche, Silvio punta sul mito della sua vita sessuale. Sulla storia del Macho Latino che, nonostante l’età, è ancora un uomo potente, “tutto d’un pezzo”, ed è in grado di soddisfare donne molto più giovani di lui. Vorrebbero farci credere che Berlusconi è come il Banderas di Desperado. Fa ridere, a ben pensarci. Il problema però è che qualcuno ci crede.

Direi che è arrivato il momento di non cascarci più, e di smascherare questo giochino. Fatelo sapere ai vostri amici, alle vostre zie e alle vostre nonne. Berlusconi non è Banderas. E’ solo un miliardario ingombrante che è ora di mandare a casa. Insieme alla sua cricca di amici.

Bossi porta sfiga!!! – L’altra faccia della personalizzazione della politica

June 24, 2010 by

Bossi Nel Pallone

Una delle poche volte che la Lega è costretta a fare marcia indietro. Scegliendo il più classico degli schemi comunicativi berlusconiani: lo “scherzavo, non dicevo mica sul serio”. L’uscita di Bossi ha costretto i suoi vicari a prendere posizioni più concilianti. Come Zaia, costretto a dirsi tifoso della nazionale e a rilasciare imbarazzanti interviste sulla sua situazione gastro-intestinale per far tornare lo share della Lega a livelli accettabili.

Questo episodio è il lato oscuro della personalizzazione politica: la percezione pubblica e la posizione dei partiti sono sempre più indissolubilmente legate al leader, alle sue caratteristiche e alle sue dichiarazioni sui media. E la Lega è nelle mani di una famiglia (i Bossi) che sono sempre sul crinale della decenza.

Tra l’altro, calcisticamente parlando, gli “auguri” di Bossi alla vigilia della partita con la Slovacchia suonano menagrami. Per contrastarli, vi linkiamo gli scongiuri del mitico Lino. Speriamo che facciano effetto!!!!

The Italian Job

June 22, 2010 by

The Italian Job - La videosorveglianza è un business !!!

Si è recentemente parlato sui giornali dell’abbattimento al Gianicolo dei busti degli eroi del risorgimento. L’articolo conclude con una frase che mi ha fatto pensare: «L’ennesimo gesto vandalico. E se al Pincio già sono state installate le telecamere, il delegato del sindaco per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, propone di posizionarle anche lungo la passeggiata del Gianicolo».

Ciardi coglie la palla al balzo per far installare nuove telecamere. Un trend che vediamo in tutta Italia: la maggior parte delle città e dei paeselli amministrati dal centrodestra si stanno riempiendo di telecamere a ogni angolo di strada. E la faccenda comincia a puzzare. Di marcio.

Mi limito a citare il recente scandalo Finmeccanica su cui sta indagando la Procura di Trapani: l’accusa ipotizza che un sodalizio di dirigenti del Ministero dell’Interno, imprenditori, politici e prefetti abbia tentato di pilotare gli appalti per la sicurezza e la videosorveglianza del porto e della città che ha ospitato la Louis Vuitton Cup, il primo Grande evento gestito da Guido Bertolaso.

Questo è la punta di un iceberg italiano, che potrebbe trasformarsi nella trama di un film alla “The Italian Job”. Manteniamo l’attenzione alta, e restiamo a vedere come si evolve la faccenda.

Perché Pontida è Pontida…

June 21, 2010 by
Padania’s Got Talent

Proprio come Sanremo anche l’annuale appuntamento con il raduno di Pontida merita uno slogan di unicità ed eccezionalità. Quello che avviene ogni anno sul “sacro prato” ha sempre un sapore particolarmente gustoso. Sotto una bella pioggia padana l’edizione 2010 non ha tradito le aspettative. Si va dalle minacce di Castelli (ma dopo la trombata elettorale a casa sua non era meglio un po’ più di sobrietà, soprattutto nel vestire?), al processo di autocoscienza del Trota, passando per i deliri di Bossi, ormai sempre più come Mr Rovagnati… “lui li ha fatti e lui li firma!

Il tutto davanti ad un popolo di coristi che canta contro i Napoletani (come si può essere Napoletani ed elettori del PDL, gli alleati fedelissimi di questi scienziati, è per me fonte di misterioso e profondo turbamento) cercando di coinvolgere nella performance il nostro fuoriclasse preferito, costretto invece ad un immeritato silenzio!

Viva lo zoo,

sul libero suol!