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The Italian Job

June 22, 2010

The Italian Job - La videosorveglianza è un business !!!

Si è recentemente parlato sui giornali dell’abbattimento al Gianicolo dei busti degli eroi del risorgimento. L’articolo conclude con una frase che mi ha fatto pensare: «L’ennesimo gesto vandalico. E se al Pincio già sono state installate le telecamere, il delegato del sindaco per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, propone di posizionarle anche lungo la passeggiata del Gianicolo».

Ciardi coglie la palla al balzo per far installare nuove telecamere. Un trend che vediamo in tutta Italia: la maggior parte delle città e dei paeselli amministrati dal centrodestra si stanno riempiendo di telecamere a ogni angolo di strada. E la faccenda comincia a puzzare. Di marcio.

Mi limito a citare il recente scandalo Finmeccanica su cui sta indagando la Procura di Trapani: l’accusa ipotizza che un sodalizio di dirigenti del Ministero dell’Interno, imprenditori, politici e prefetti abbia tentato di pilotare gli appalti per la sicurezza e la videosorveglianza del porto e della città che ha ospitato la Louis Vuitton Cup, il primo Grande evento gestito da Guido Bertolaso.

Questo è la punta di un iceberg italiano, che potrebbe trasformarsi nella trama di un film alla “The Italian Job”. Manteniamo l’attenzione alta, e restiamo a vedere come si evolve la faccenda.

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La Padania e la Nutella

June 19, 2010

I leghisti si danno da fare: dopotutto siamo sotto la luna di Pontida, che come recita il fantozziano spot sul sito della Lega è il “sacro prato in terra bergamasca”. E si vede che questo evento li ispira particolarmente, perchè ogni giorno c’è del nuovo materiale per la nostra rubrica Padania’s Got Talent.

Questa volta non è un leader a essere l’oggetto della nostra attenzione, ma il giornale La Padania di venerdì 18 giugno 2010. Guardate qui sotto la prima pagina del quotidiano del Carroccio.

La Padania. 18 giugno 2010.

Ora, io non pretendo che tutti i giornali debbano essere uguali. Tuttavia credo che sia di buon senso esigere che un quotidiano “informi” su quello che accade nel mondo. Che lo racconti, anche a modo suo.

Gli altri quotidiani il 18 giugno 2010 hanno pubblicato diverse notizie:

Il Corriere ha aperto con la notizia della condanna di De Gennaro per i fatti diGenova 2001;

La Repubblica con il ddl di Tremonti che vuole modificare l’art.41 della Costituzione;

La Stampa con De Gennaro e il “sì” dell’Ue sulla tassa sulle Banche;

… e via dicendo.

La Padania invece no. In prima pagina pubblica “Lega garazia di buon governo” e una fotonotizia altrettanto grande con “giù le mani dalla nutella”. E ovviamente, in fondo pagina, una bella pubblicità negativa contro gli immigrati: “uno straniero su 4 lavora in nero”. Non si dice che questi stranieri in nero lavorano per gli imprenditori leghisti del bergamasco e del bresciano. E che sono questi ultimi a guadagnare di più dal lavoro in nero. Non si parla di nulla che potrebbe mettere in luce le difficoltà del governo. No. Pensiamo a quanto è buona la Nutella, che è meglio.

Ogni volta che penso ai leghisti, resto basito. Ma davvero qualcuno ancora pensa che la Lega sia un partito serio?

Padania’s Got Talent – Maroni fa lo gnorri

June 3, 2010

Padania's Got Talent

È veramente tragicomico, tra le notizie che arrivano dal mondo come la denuncia dei pestaggi israeliani sulle navi della flottiglia o l’inarrestabile marea nera che avanza nel golfo del Messico, vedere il teatrino italiano che scorre noncurante. Il fenomeno (da baraccone) di oggi è Maroni, che davanti alle accuse di Napolitano fa lo gnorri e dice: «no, avete capito male, non c’è nessun significato politico nella mia assenza a Roma».

Maroni, come tutti i leghisti, si barcamena tra le poltrone romane (che tiene ben strette) e l’immagine che vorrebbe dare di sé al Nord. La gente di Varese (e qui sta il problema) ancora vota la Lega pensando che in questo modo venga rappresentata la loro protesta contro la “Roma ladrona”. E i leghisti fanno di tutto per farglielo pensare: Maroni non va alle feste comandate della Repubblica, il Trota dice che non segue la nazionale di calcio, Bossi un giorno sì e l’altro pure ne spara una nuova. Insomma fanno una fatica bestiale e spendono un sacco di energie per far credere questa favola agli italiani del Nord. L’importante è che sui media vengano riportate queste notizie, e che la gente creda che la Lega è contro gli sprechi romani.

Ma quando i riflettori e le telcamere si spengono, e i fotografi e i giornalisti se ne vanno, quatti quatti, i leghisti tornano a occupare le loro poltrone romane. Seduti alla tavola di Berlusconi. E insieme ai Mastella e ai Cosentino. Macchè Padania… buon appetito.

L’Avvocato Del Diavolo – Il male trova sempre una strada…

June 1, 2010

L'avvocato Del Diavolo - Nirenstein

È una storia pazzesca, che ha fatto il giro del mondo in 5 minuti. Da brividi. L’abbiamo letta, sentita e vista su tutti i media: un commando di soldati israeliani si cala di notte, da un elicottero su una nave di cooperanti. Nasce una colluttazione tra i militari e i cooperanti (questi ultimi armati di bastoni), e i soldati sparano. 19 morti.

A prescindere dalla posizione che possiamo avere sul conflitto israelo-palestinese, mi sembra elementare che non si possa che condannare chi risponde a un’azione politica, civile e pacifica (quella della flottiglia) con un’azione militare e violenta (quella di Israele). Israele ha sicuramente vinto lo scontro militare con i cooperanti: non ci voleva Rambo né un cuor di leone, visto che erano fucili contro bastoni. Ma Israele ha perso la battaglia politica: il mondo è indignato, giustamente, e non convincono le parole di Netanyahu, Lieberman e altri israeliani che difendono a spada tratta i loro militari.

Anche la politica italiana commenta il fatto. Frattini chiede spiegazioni a Israele (giustamente, visto che c’erano anche italiani sulla nave), e la condanna è più o meno chiara da parte di tutta l’opposizione. Tra la maggioranza invece spiccano i soliti noti a fare gli avvocati del diavolo. Spiccano per tempismo Mantica e la Nirenstein. Mentre Mantica difende Israele perché, nella vita, in qualsiasi conflitto ha deciso di schierarsi con il più forte (oggi è Israele, domani è Berlusconi, e via così), la Nirenstein invece è molto più preoccupante. Dopo aver letto le se dichiarazioni sui giornali, sono andato a vedere il suo blog, e ho visto le sue posizioni sul conflitto mediorientale nei mesi scorsi. E sono rimasto senza parole. Vi riporto qui i titoli di alcuni post significativi:

– “L’Onu è il vero ostacolo alla pace”

– “L’Europa vuol dividere Gerusalemme in due per regalarla agli arabi”

– “La pressione di Obama per gli insediamenti: un inutile siparietto”

E così, sbigottito, mi chiedo: ma chi può mai essere d’accordo con questa persona? Chi può denigrare sistematicamente tutti i tentativi di portare la pace tra Israele e Palestina? Dall’Onu, a Obama, all’Europa. Nessuno escluso. Di chi è espressione questa scellerata visione della politica estera? Scorro qualche pagina l’elenco dei post di Fiamma Nirenstein, e capisco quale forza politica si rispecchia in lei. È lui l’amore – corrisposto – di Fiamma.

“Silvio, amico sincero”: un bene raro per Israele

L’amore di Israele per Silvio? Lui sfida il politically correct

Eccoci qua. E per una volta (l’unica) io e Fiamma siamo d’accordo. Berlusconi sfida davvero il “politically correct”. Sì, Berlusconi li sfida uno alla volta: prima sfida il “politically” e poi il “correct”. La Nirenstein invece sfida l’umanità e la pace per difendere ciecamente uno stato che ha scelto la via della violenza e dell’odio.

Vado a vivere da solo

May 27, 2010

Brunetta, Vado A Vivere Da Solo

Il rapporto annuale dell’Istat presentato ieri alla Camera fotografa un paese per vecchi. Per i giovani, niente di buono in vista. Siamo diventati una “Repubblica degli Stage”. Non pagati, ovviamente.

Sui media si parla di fenomeno «NEET»: «Not in Education, Employment or Training». Sono sempre di più i giovani sotto i 30 anni la cui vita si riconosce nei versi di una canzone di tanti anni fa di Giovanni Lindo Ferretti, che diceva: «non studio non lavoro non guardo la Tv, non vado al cinema non faccio sport». E non sempre è una scelta, purtroppo.

Il 21.2% degli under 29 (due milioni circa di ragazzi) non lavora né studia. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (25.4%) è più del triplo di quello totale (7.8%). Questo vuol dire che a pagare questa crisi sono soprattutto i giovani. E quindi, non c’è da stupirsi che il 59.2% dei 25-29enni vive con mamma e papà.

Questa situazione è evidentemente l’altra faccia della precarietà. Se non hai un lavoro che ti garantisce di fare progetti a medio-lungo termine, come puoi andartene di casa? Chi andrebbe a vivere con la fidanzata/il fidanzato sapendo che il contratto scade tra sei mesi, e c’è il grave rischio che entrambi restino senza lavoro per mesi prima di trovarne un altro? Chi lo paga l’affitto?

Effettivamente, quando penso che un Ministro si è permesso di insultare le persone che (come me) vivono questo ricatto dandoci dei bamboccioni, mi viene un’idea. Sì, ho deciso.

Vado a vivere da solo, finalmente. E quando resto senza lavoro per qualche mese, spedirò a Brunetta le rate dell’affitto e le bollette da pagare.

Grazie Ministro, ora non sono più un bamboccione.

Waterworld: pesci palla, tritoni e… pesci che saltano fuori dall’acquario

May 23, 2010

TG1 - Waterworld

Non tutte le relazioni di potere avvengono alla luce del sole. Anzi, possiamo tranquillamente affermare che le relazioni “formali” di potere, quelle che avvengono secondo la legge, sono solo la punta di un iceberg. Il resto rimane sommerso sotto la superficie.

Restando nella metafora, se ciò che è sotto il mare rappresenta il lato oscuro della politica e del potere, l’Italia è Waterworld. E gli italiani, come i protagonisti del film, vagano alla ricerca della terra ferma bevendosi la loro pipì e coltivando pomodorini in vasetti minuscoli. E se sotto il mare abitano gli uomini di potere, Berlusconi è un Tritone di tremila anni che importuna le sirenette… e Minzolini che pesce è nel mondo di Waterworld? Minzolini è sicuramente un pesce palla (nel senso che le racconta, le palle) che nuota nell’acquario del Tritone. Se non fosse sufficiente vedere il TG1 per rendersene conto, basterebbe pensare all’inchiesta di Trani, apparsa sui giornali il 12 marzo 2010: il caso delle intercettazioni telefoniche in cui Minzolini avrebbe rassicurato il premier sui contenuti di alcuni servizi del TG1.

Ciò che esce depotenziato e svilito da questa situazione è il ruolo dei media italiani, che sono sia oggetto sia strumento del potere. Sono oggetto del potere, poiché è nei loro confronti che si rivolge il potere politico. Sono strumento del potere, poiché attraverso di loro il potere politico si esercita sulla collettività dei telespettatori. Ogni tanto però qualche pesce salta fuori dall’acquario del Tritone: Maria Luisa Busi ha rinunciato alla conduzione del Tg1, scrivendo in una lettera che «l’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte – un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo – e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese».

Che dire: grazie Maria.

Telefono Giallo !!! – Un revival dei mitici 80s dedicato alla Santanché

May 19, 2010

Telefono Giallo - Il caso Santanché

Così come il buon Augias nel mitico “Telefono Giallo” affrontava casi giudiziari e misteri ancora aperti, ci occupiamo qui di come sia mai possibile, e ripeto mai possibile, che qualcuno ascolti una come la Santanché.

Sapete l’ultima?  La Santanché ha difeso il diritto alla privacy dei boss mafiosi. “Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? E’ un abuso” ha detto il sottosegretario per l’Attuazione del programma di governo (!!!!!!) nel corso della trasmissione Mattino Cinque.

Berlusconi dice di smetterla di asoltare le sue telefonate perchè ogni volta ne viene fuori una: Minzolini (che Berlusconi chiama “direttorissimo”… non notate una sottile presa per i fondelli?) che confeziona il TG1 secondo il volere del Cavaliere, la Carfagna che lo accontenta come può, e così via. Ma dico, fino ad ora sembravano almeno tutti d’accordo che le intercettazioni, almeno per i mafiosi che parlano con tra loro eravamo tutti d’accordo (i mafiosi che parlano con i politici ovviamente non vale).

Nemmeno quello!!!!!! La Santanché ha oltrepassato anche questo limite. Ma dite che è così fessa? No, è evidentemente in cerca di protagonismo mediatico. Invitano tutti ma proprio tutti in Tv, dalla Mussolini a Sgarbi, Sallusti è sempre ovunque… e lei? Come al solito le deve sparare grosse per apparire. Ma proprio grosse. Bah… evidentemente è una seguace di Oscar Wilde (o di Andreotti, in realtà non si sa chi ha copiato dall’altro): “Nel bene o nel male l’importante è che se ne parli”. Di cosa? Della Santanchè, ovviamente. Non delle cose che dice. Nell’epoca della personalizzazione sfrenata della politica, l’importante è mettere la faccia sotto le telcamere più spesso possibile. Tanto d quello che dici non gliene frega niente a nessuno. Ma voi… siete d’accordo?

Intervallo – L’intervento di Feltrin a Cortona

May 12, 2010

Intervallo - Political TV

Un intervento lungo e molto interessante, sebbene discutibile sotto diversi aspetti. Ma quantomeno solleva le questioni centrali che la sinistra deve affrontare, oggi più che mai. Sono sicuro che gli appassionati di politica apprezzeranno.

Nell’intervento si parla principalmente di 3 temi:

–         Definizione dell’Agenda Setting;

–         Perché la Lega vince al Nord.

–         Come far vincere le elezioni alla sinistra.

La definizione dell’Agenda Setting: i falsi problemi del PD.

I temi che sono stati al primo posto nelle discussioni degli ultimi mesi del PD in realtà non importano a nessuno.

1) Il problema dell’organizzazione interna del PD non è un problema che rientra nell’agenda reale del paese, e deve rimanere fuori dai media. E soprattutto la partita sulla modernità e sull’innovazione del partito non si gioca sull’organizzazione del partito (liquido, piuttosto che solido o gassoso).

2) Il problema di questo paese non è il federalismo. Altrimenti non ci sarebbe una decrescita, negli ultimi 40 anni, nella partecipazione delle elezioni regionali. Le elezioni europee sono più frequentate di quelle regionali.

3) Il problema sul voto di preferenza per eleggere i consiglieri regionali, piuttosto che un sistema con primarie e liste bloccate, non importa alla gente. Il voto di preferenza non è aumentato in nessuna regione italiana. Tutta la discussione sui nominati, interessa solo i politici di professione. Agli elettori non interessa. In Lombardia il 23% ha espresso il voto di preferenza, in Emilia, il 25-26%.

Perché la Lega vince al Nord.

La Lega vince perché è radicata sul territorio? FALSO: il radicamento territoriale è forse condizione necessaria, ma mai sufficiente per prendere i voti. La storia del PCI e dell’MSI, partiti radicatissimi nel territorio, non prendevano o perdevano voti in base all’apertura o alla chiusura di nuove sedi. Non sono gli investimenti organizzativi a far crescere la Lega. Servono a tenere lo zoccolo duro, ma non spiega come può la Lega triplicare i voti.

Sono 3 i motivi per cui la Lega prende i voti:

1) Condizioni politiche che permettono alla Lega di conquistare nuovi spazi di offerta politica. Nel ’96 la Lega si è insinuata nel conflitto Berlusconi-Prodi. Nel 2008 la fusione tra FI e AN che ha  causato emorragia di voti al Nord che sono andati alla Lega.

2) La crisi economica premia la Lega. Ogni volta la Lega conquista voti quando c’è la crisi economica. È accaduto nell’83-84, così come nel 93-94, nel 96, nel 2003-2004, e oggi nel 2008-2009. Ogni volta che c’è crisi la risposta del Nord è chiara: “basta terroni”.

3) La Lega presidia alcuni temi di agenda politica che nessun altro partito italiano presidia. Prendiamo gli slogan più famosi:

–         “Forza Etna” e “Vesuvio svegliati”. la Lega inizia nei primi anni ottanta cavalcando il tema della frattura italiana tra Nord e Sud. Questa frattura esiste?

–         “Roma ladrona”. È vero che c’è un problema romano?

–         “Basta tasse”. I leghisti vogliono la Padania indipendente perché non si vuole mandare i soldi al sud. È vero che le tasse del Nord spariscono al Sud?

–         “A casa gli immigrati”. L’immigrazione è o no il problema centrale dell’Europa odierna di fronte al quale gli altri partiti tentennano?

La Lega intercetta l’agenda dell’opinione pubblica di tutto il Nord. E la sinistra sembra negare di fronte all’opinione pubblica l’esistenza di questi problemi. Tuttavia, se questi problemi sono veri, è necessario affrontarli. E trovare soluzioni alternative e chiare. Altrimenti si i voti li prende tutti la Lega.

La ricetta per vincere le elezioni

1) La sinistra dovrebbe seguire la tradizione del PCI e tornare ad ascoltare la classe operaia che per il 68% vive e lavora al Nord. E non pensare che siano tutti degli ignoranti leghisti, e riferirsi solo al “ceto medio riflessivo”.

2) La sinistra dovrebbe riconquistare autonomia da parte dei media nella definizione dell’agenda politica.

3) La sinistra, per vincere, deve riunirsi. Tutta. Mettendo tutti coloro che stanno nel campo di centrosinistra, il campo del centrosinistra sostanzialmente raggiunge il 44-46%. Il campo del centrodestra il 49% circa. Le distanze tra le due grandi famiglie non sono così lontane. Ma, mentre il centrosinistra si è balcanizzato negli ultimi 15 anni, il centrodestra si è ulteriormente omogeneizzato (Pdl + Lega sono sostanzialmente il 49%). I numeri parlano chiaro: o si trova il modo di riunire la sinistra, o si perde.

4) Le prospettive del Centrosinistra sono sensate solo se prendono i voti dal centrodestra. Dati i numeri e i rapporti di forza, questa è oggettivamente l’unica strada per governare.

La domanda politica è: chi è l’avversario principale? È Bossi o Berlusconi? Il PCI e la DC lo sapevano benissimo. Se voglio prendere i voti nei prossimi anni li vado a prendere nell’elettorato del Pdl o della Lega? Su questo bisogna mettersi d’accordo ed essere chiari.

Chi l’ha visto? Bondi…

May 10, 2010

Chi l'ha visto? Bondi...

Il Ministro Bondi ha dichiarato che non andrà a Cannes. Il motivo? Il “rincrescimento” e lo “sconcerto” per «la partecipazione di un’opera di propaganda, Draquila, che offende la verità e l’intero popolo italiano». Insomma, tutta colpa della Guzzanti che, secondo le parole di un altro Ministro (Brambilla), getterebbe discredito e fango sull’Italia.

Qual è il terribile crimine di cui si sarebbe macchiata la Guzzanti? “Draquila“: un docufilm che parla del post-terremoto abruzzese, in cui Berlusconi e Bertolaso vengono tenuti sotto tiro. Ma perché il Pdl si infuria così tanto se gli toccano L’Aquila?

Perché L’Aquila è il loro spot elettorale preferito. Il loro gioiello di comunicazione politica. E chissà per quanto ancora vorranno riutilizzarlo. Le immagini provenienti dall’Abruzzo che hanno affollato l’etere italiano sono state un continuo e costante spot elettorale per il Pdl, studiato nei minimi dettagli. Regione Lombardia ebbe anche il fegato di mandare una troupe, nell’agosto 2009, guidata dal regista di fiducia di Berlusconi (Renzo Martinelli, già autore del kolossal leghista sul “Barbarossa”), a girare un terrificante spot tra le macerie dell’Aquila. Uno spot che girò per mesi nelle sale Medusa prima di ogni film. Una pubblicità elettorale per Formigoni e il Pdl girata per mesi e mesi nelle sale cinematografiche italiane. Non è un segreto che Silvio tra lacrime, G8, strette di mano e promesse, sullo sfondo delle macerie dell’Aquila ha girato una delle sue narrazioni politiche meglio riuscite: il “Presidente Terremotato” (tra i suoi precedenti si annovera il famosissimo “Presidente Operaio”, per intenderci).

Insomma, questi sono tutti motivi più che validi per far sì che, se la Guzzanti si azzarda a rovinare l’immagine (e l’immaginario) di questa enorme narrazione elettorale, il Pdl tira fuori le unghie e i denti. Non ci stupisce che i primi a reagire siano i fedelissimi del Re, come Bondi.

E insomma Bondi per ripicca non andrà a Cannes. Beh, poco male. Nessuno chiamerà “Chi l’ha visto?” per cercarlo. Non credo che né i registi né gli appassionati di cinema sentiranno la sua mancanza. Un Ministro le cui politiche, come il mega-taglio al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) hanno colpito duramente il mondo della cultura, non si è fatto troppi amici nell’ambiente.

La città dei morti viventi – Il trailer

May 6, 2010

La città dei Morti Viventi

Dopo il mitico Zombi di Romero e L’Alba dei Morti Viventi del regista americano Zack Snyder, il sindaco leghista di Monza, Marco Mariani, è pronto al lancio di un nuovo, tremendo remake: La Città dei Morti Viventi. La trama è molto semplice: tutti i locali della città devono chiudere all’una di notte. Le strade devono essere vuote, le finestre chiuse. Le persone, impaurite, guardano il mondo dalle inferriate dei condomini, trasformati in galere.

Questa idea non è un exploit personale del borgomastro brianzolo, ma è una variante sul tema del Bossismo: una ideologia molto astuta che cavalca la percezione di insicurezza e paura che serpeggia nella società. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il Bossismo e come si applica.

I media, e in particolare la Tv, come sappiamo sono il luogo in cui gli italiani formano la loro idea politica e le loro tendenze di voto. Detto in altre parole, guardando il Tg (e più in generale la Tv), due terzi degli italiani decide chi votare. Sappiamo anche che i media, per vendere di più, tendono a sovra rappresentare notizie che riguardano fatti violenti. Non è un segreto che nelle scuole di giornalismo una delle prime regole che insegnano è quella delle “tre S”: le notizie che appassionano di più i lettori sono quelle che parlano di Sesso, Soldi e Sangue. Detto in altre parole: i fatti violenti hanno sempre un posto in prima pagina. Anche se gli stupri, gli omicidi o le rapine diminuiscono, sui media locali e nazionali sono sempre presenti, con la stessa visibilità, allo stesso modo,  nelle prime pagine. Quindi, la gente ha la percezione che questi crimini non diminuiscano. Guardando la Tv, e in particolare la Tv commerciale che ha come unico e solo obiettivo quello di aumentare l’audience, la percezione è quella di vivere in un inferno, assediati 24 ore da criminali (immigrati, anzi rumeni) di ogni risma.

Ovviamente questa percezione distorta della realtà è tanto più forte quanto più coloro che la subiscono escono poco di casa, si cibano tutto il giorno di Tv, e vivono con disagio gli enormi cambiamenti del mondo globalizzato. In una parola: gli anziani. I nostri nonni teledipendenti hanno la percezione che Milano sia come il Bronx degli anni ’80, e che la criminalità a Monza, la capitale della Brianza, sia peggio che in una favela di Rio de Janeiro. Gli anziani hanno paura.

E la Lega su questa paura ci marcia. Su questa diffidenza, costruisce consenso politico.

Cacciare gli immigrati, ripulire le strade. Ordine, silenzio, disciplina. Queste sono le parole d’ordine del Bossimo, che si accanisce su chi le strade le vive, tutti i giorni: i giovani, gli immigrati. E così il Sindaco leghista di Monza ha avuto questa bella trovata di chiudere tutti i locali all’una, per impedire che le strade di notte siano troppo popolate. E a ruota lo seguono i suoi fedeli scudieri del Pdl: «Siamo stufi di vedere nugoli di fracassoni fuori dai locali» dice Paolo Gargantini, assessore berlusconiano al commercio della cittadina brianzola e scagnozzo del Sindaco Mariani. Anche a Monza infatti, come in tutto il Nord Italia, è la Lega che comanda, e il Pdl segue a ruota.

Quello che questi signori non capiscono è che le strade vuote non sono strade sicure. La città vuota è una città di zombie, che sembra il set di un film dell’orrore.

Una città sicura è una città viva, piena di gente. In cui le strade sono piene di persone. In cui le teste delle persone sono piene di cultura, di valori. Di rispetto. Rispetto per le donne, per gli omosessuali, per gli immigrati. Rispetto per chi è diverso. Un rispetto che dovrebbe essere insegnato nelle scuole, nelle famiglie, nelle stanze della politica. Nelle televisioni e sui giornali. Questa è una città sicura.

Quella che hanno in mente loro è una città vuota, una città di morti viventi. Un film dell’orrore.