Intervallo – Quando il narratore non è il problema.

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Intervallo - Political TV

Ci risiamo, l’ha rifatto un’altra volta. Martedì sera durante la puntata di Ballarò abbiamo assistito all’ennesima telefonata di Berlusconi in diretta tv: al buon Floris è infatti toccato l’ingrato compito di gestire un Premier particolarmente irritato contro gli indici “truccati” di Pagnoncelli, a dire il vero un esempio quasi mitologico della prudenza del sondaggista, e contro il vicedirettore di Repubblica, reo, a detta di Silvio, di essere un bugiardo.

Che cosa è stato a scatenare così tanto le sue ire? Un tema di quelli caldi, tanto per lui quanto per il suo elettorato: tasse ed evasione fiscale. Una questione, per intenderci, di primissimo ordine nella costruzione del consenso berlusconiano e su cui, non a caso, la differenza tra centro-sinistra e centro-destra viene percepita come più marcata. Nella fattispecie il pomo della discordia è stata l’accusa, mossa dal giornalista di Repubblica a Berlusconi, di aver preso posizioni che avrebbero incentivato l’evasione fiscale, cosa che in tempo di vacche magre e sacrifici nazional-popolari risuona particolarmente insopportabile. Ora, il punto non è tanto stabilire se Berlusconi incentivi l’evasione, cosa tra l’altro confermata dalla ricorrenza nelle sue parabole politiche di concetti come “stato di polizia tributaria” o “mettere le mani nelle tasche degli Italiani”, né se il Berlusconi tris abbia cambiato rotta nella lotta contro gli evasori, cosa a dir poco bizzarra se ci ricordiamo il condono fiscale targato Tremonti o la depenalizzazione dei reati fiscali, piuttosto è interessante prendere spunto per ragionare sui modi più efficaci di colpire il nesso tra Berlusconi ed il suo famigerato consenso popolare.

Il berlusconismo, termine che descrive la discesa in campo dell’imprenditore Silvio Berlusconi a suon di plebisciti popolari, è in buona sostanza nient’altro che una narrazione. Lo ha capito prima e meglio degli altri Nichi Vendola, che non a caso vince le elezioni quando si candida e che continua a chiedere che il centro sinistra italiano si faccia a sua volta portatore di un racconto alternativo.

Non posso in questa sede descrivere nella sua interezza il berlusconismo, ma per ricollegarmi a quanto detto fin qui basta pensare a quanta parte gioca in esso proprio la promessa di uno stato minimo e poco ingombrante nella vita (leggi tasche) degli italiani. E’ invece utile sottolineare che ogni narrazione politica coincide esattamente con un racconto a cui gli elettori possono credere o non credere.  Nel nostro caso troviamo da una parte Silvio, con tutto quello che rappresenta agli occhi degli Italiani (ricco, donnaiolo, imprenditore, showman ecc.) e dall’altra il famigerato popolo della libertà che tanto lo ama e che continua a votarlo. In mezzo ci sta invece il racconto, le promesse e la visione che Berlusconi ha imposto nell’arena politica e nella società italiana.

Ora, opporsi al racconto berlusconiano colpendo l’immagine di Berlusconi, direi il vero sport nazionale del centro sinistra italiano, ha fatto sicuramente la fortuna di diversi personaggi, anche politici (si pendi all’IDV), ma non ha fatto perdere né calare il consenso che Silvio riscuote tra gli Italiani.

E questo perché se tu vuoi spiegare a qualcuno che un racconto, che lo convince, non merita invece alcun credito, non devi evidenziare che chi lo racconta è un personaggio negativo (o meglio non solo) ma dovresti riuscire a dimostrare che quel racconto non lo riguarda. La figura del narratore non è mai il punto, è la narrazione che va smascherata!  Ad un bambino a cui si spiega che Babbo Natale non esiste, non si dice che il papà che si è travestito con la barba bianca ed il costume rosso è un impostore, ma si fanno vedere gli scontrini di chi ha pagato i giocattoli che ha trovato sotto l’albero. Il bambino continuerà ad amare il Natale ma smetterà di credere a Babbo Natale.

Così per contrastare la credenza nel berlusconismo che caratterizza il tipico elettore del PDL,  non serve più raccontare che Silvio è stato indagato per corruzione, che è un gaffeur di fama internazionale, che è immerso in un conflitto di interessi di dimensioni macroscopiche, che potrebbe aver avuto una relazione ambigua con una minorenne o che si è tenuto in casa un mafioso come stalliere, ma gli si deve spiegare che tutto ciò che Berlusconi rappresenta e gli promette non è per lui, non lo ha riguardato fino ad adesso e non lo riguarderà mai. Signori, non si scappa, se tutti gli elettori di Berlusconi avessero davvero ottenuto quello che si aspettavano da lui, nessuna opposizione avrebbe mai possibilità di invertire i rapporti di forza. Ed invece più soldi, più guadagni, più libertà, il successo facile, il fare ed amare, i tagli alle tasse, le ville, le crociate contro la giustizia comunista che ti osserva e ti intercetta, sono un racconto che parla “ai” milioni di elettori di Berlusconi ma che non parla “dei” milioni di elettori di Berlusconi.  

Si crede in via emotiva nella figura del leader carismatico ma si crede in maniera molto più razionale al proprio tornaconto. Dipingere i difetti del capo, e di tutti i cortigiani che gli fanno compagnia, non fa cambiare il voto di chi crede nelle sue storielle e quindi in lui: è invece solo rompendo il legame tra le storielle e la comunità dei credenti che si ottiene l’effetto di smascherare il narratore e magari si riesce a fargli perdere qualche voto.

Ultimamente mi sembra che sotto questo punto di vista l’opposizione stia facendo qualche timido passo nella direzione giusta, era ora, ma il tutto chiaramente da solo ancora non basta. Manca infatti un racconto alternativo: l’uomo ha sempre bisogno di credere in qualcosa, non gli si può chiedere di non credere in nulla!

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3 Responses to “Intervallo – Quando il narratore non è il problema.”

  1. matteos Says:

    bravo/bravi: concordo.
    Il nodo è nella narrazione, e nella sua illusoria rappresentatività sociale. Silvio racconta, produce simboli consolatori, e fa credere di rappresentare. Ma in realtà costruisce una fiction poco rappresentativa dell’Italia reale (e potenziale).
    Effetto collaterale: a poter minare la credibilità degli altri narratori è solo lui, mentre nelle mani dell’opposizione è un’arma spuntata.
    Resta tutta la difficoltà di mettere a fuoco una contronarrazione, e con un narratore “attrezzato” (Vendola o chi per esso).

  2. Andrea Nasti Says:

    Per Matteos: concordo in pieno con quanto hai ben descritto!
    E’ vero, una contronarrazione non è facile da mettere a fuoco nè tantomeno si intravvedono molti narratori attrezzati. Credo comunque che più che una contronarrazione ci voglia una narrazione alternativa.
    L’esempio di Obama potrebbe fare da stella polare.
    I riferimenti al berlusconismo dovrebbero esaurirsi nell’affermazione della volontà di cambiare. Il celebre change obamiano rispetto agli otto anni di Bush.
    Lotta alla precarietà, attenzione ai giovani, green economy, nuova cittadinanza, questione morale, sostegno alla classi medio-basse e così via…mi sembra che gli argomenti davvero non manchino!
    Il tutto supportato da movimenti elettorali che travalichino le tradizionali macchine organizzative partitiche.
    Saluti,
    Andrea

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