Intervallo – In tempi di crisi

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Intervallo - Political TV

E’ di questi giorni un’inchiesta pubblicata dal quotidiano israeliano Haaretz che lancia un campanello d’allarme sul riemergere di una cultura razzista e xenofoba proprio nel cuore del Nord Italia, il motore economico del nostro Paese.

L’analisi condotta dalle due giornaliste israeliane delinea un quadro realistico, che tuttavia a mio avviso non coglie fino in fondo alcuni passaggi. Ma andiamo per gradi: il crescente potere politico della Lega Nord, si legge, starebbe da un lato riaprendo la strada a formazioni politiche di chiara ispirazione neofascista, dall’altra creando un humus culturale che ha sdoganato il razzismo ed ha ridato legittimità a proposte  politiche xenofobe.  Delle due affermazioni solo quest’ultima mi sembra centrata: è indubbio infatti che quando a parlare di clandestini da respingere in mare, gommoni da affondare, moschee e “kebab” da chiudere o  rastrellamenti da organizzare, sono addirittura ministri della repubblica, seguiti a ruota dai tanti amministratori locali in quota alla Lega Nord, chiunque altro voglia aggiungersi a cantare ritornelli simili sia sicuramente agevolato. Il razzismo è sempre un fenomeno culturale: aver sdoganato linguaggi ed abitudini culturali, che speravamo di aver seppellito ormai più di sessant’anni fa, è indubbiamente una delle “opere meritorie” che la Lega Nord può inserire nel suo curriculum vitae.

Ed il revival di iniziative di soggetti politici neofascisti come quelle di Milano in queste ultime settimane, denunciate dal quotidiano israeliano, ne sono un’ulteriore riprova.  A differenza dell’analisi  riportata sulle pagine di Haaretz, però, non credo che queste siano il segnale della forza di tali formazioni, al contrario mi sembra che ne testimonino tutta la difficoltà politica che stanno attraversando. Una difficoltà che se da un lato è motivo di piacere per la democrazia italiana dall’altro trova, a mio avviso, una spiegazione molto meno confortante.  

Cosa sta succedendo? Succede che gli ingredienti per un’avanzata elettorale dell’estrema destra di certo non mancano, un dato così evidente che senza dubbio non sfugge ai vari leader della destra radicale italiana, da sempre in attesa di trovare le condizioni fertili per un ritorno in grande stile sulla scena politica nazionale, specie in un quadro politico che dalla fusione di AN e Forza Italia è rimasta priva del partito politico erede della tradizione missina. Su tutti almeno quattro elementi: la crisi, la corruzione della politica nazionale, il tema dell’immigrazione ed un diffuso euroscetticismo.

Ora, il mix di questi quattro elementi potrebbe essere una bomba in termini elettorali per qualsiasi formazione politica di destra nazionalista, xenofoba e sociale, una considerazione avallata dal confronto con quanto avviene in altri Paesi europei. Il caso dell’Ungheria direi che è il più emblematico, ma anche i dati elettorali ad esempio della destra francese o olandese vanno nella medesima direzione.

Ed allora perché in Italia le fortune elettorali di Fiore & Company sono così misere?

Ma perché da noi alla destra del quadro politico non c’è alcun vuoto politico da poter coprire!

E’ proprio il successo della Lega Nord che, in maniera solo apparentemente paradossale, da una parte tarpa le ali alle formazioni politiche di estrema destra dal punto di vista elettorale, dall’altra dimostra esattamente che gli argomenti tipicamente destrorsi pagano oggi più che mai in termini di consenso. Non si scappa: il voto leghista è espressione in buona parte di un voto xenofobo e razzista. Una Lega che infatti ha costruito proprio sulla demonizzazione degli immigrati buona parte dei suoi slogan elettorali, che fa della difesa dell’identità il grimaldello per resistere alla crisi ed alle “invasioni barbariche”, che indica nel federalismo fiscale la panacea a tutti i mali, che continua a gridare “Roma Ladrona” (nonostante occupi stabilmente da più di vent’anni tante poltrone nei palazzi capitolini del potere), che banalizza i rischi di un’economia finanziaria internazionale malata in accuse populistiche lanciate contro Bruxelles. Altro che radicamento nel territorio! 

Ecco quindi che oggi su questi temi c’è davvero ben poco da coprire: chiunque desideri farsene portavoce si trova infatti in ottima compagnia: si trova a salire, per così dire, su di un vagone dove non ci sono più posti liberi.  Sold out: è già tutto occupato da Bossi ed i suoi. 

Ma le spiegazioni della marginalità dell’estremismo di destra non credo finiscano qui. La storia infatti ci insegna anche un’altra cosa: i periodi di crisi economica e sociale aprono la strada a derive autoritarie, a scorciatoie politiche che superano le pastoie della democrazia concentrando la direzione nelle mani di un uomo solo. Il leader carismatico, in cui la nazione si identifica ed a cui il popolo consegna sempre volentieri le redini del potere e la responsabilità di superare i momenti di crisi. E qui entra in gioco Berlusconi, l’uomo forte al timone con il suo calcolato mix di bavagli alle garanzie democratiche,  controllo dell’informazione, retorica populista. Come spiegare altrimenti il fatto che di crisi non si parla o si parla pochissimo (il film Waterworld trasmesso da Political TV qualche giorno fa dovrebbe ricordarci qualcosa…), i grandi eventi e le grandi opere per decreti delega, la chiusura dei talk show politici in campagna elettorale, gli attacchi alla magistratura che non vuole farsi da parte, la marginalizzazione del Parlamento e così via.

Così il forte consenso di cui gode Silvio Berlusconi rappresenta il secondo motivo per cui neanche in tempo di crisi le fisiologiche derive autoritarie non si rivolgono alla destra radicale ma trovano nel leader populista e forte una sintomatica scorciatoia.

B&B dunque, Berlusconi e Bossi, la risposta tutta italiana alla crisi economica che permette al centrodestra di vincere le elezioni nonostante governi male ed impedisce alla destra estrema di trovare fortune nelle urne elettorali, costringendola a scalpitare in cerca di nuovo protagonismo.  In ogni caso brutte notizie: c’è davvero ben poco da rallegrarsi perché chi latita in questo quadro è proprio la sinistra e perché laddove B&B dovessero perdere l’attuale consenso non esiterebbero neanche un secondo (cosa che del resto già fanno in numerosi territori) a fornire a gruppi della destra radicale tutte le sponde istituzionali di cui necessitano.

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